Page 305 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          Le caratteristiche dello stato jugoslavo secondo la dichiarazione di Corfù
             Si diceva che il testo della dichiarazione è il risultato di un compromesso e ciò lo
          si può notare soprattutto nei passi inerenti i principi fondamentali alla base del nuovo
          stato jugoslavo. Il primo articolo della dichiarazione prevede che esso sia una monarchia
          parlamentare e costituzionale, sotto la corona dei Karadjordjevic. Questo passaggio è di
          grande rilevanza, poiché la dinastia regnante sulla Serbia viene eletta in questo modo a
          dinastia jugoslava. In ciò si può leggere un riconoscimento, da parte del Comitato jugo-
          slavo, del ruolo guida svolto dalla Serbia nel processo di unificazione.
             Quanto ai rapporti interni tra le popolazioni del futuro stato jugoslavo, l’unico prin-
          cipio chiaramente espresso è l’uguaglianza tra serbi, croati e sloveni, affermata prima
          come dichiarazione esplicita e ribadita, poi, più volte, nell’affermazione della parità
          degli alfabeti, dei simboli e delle confessioni religiose degli jugoslavi. Su questo punto
          i rappresentanti italiani non si fanno però illusioni, prevedendo la difficoltà di realizzare
          una sintesi tra le varie componenti nazionali. Sforza scrive al ministro degli esteri Son-
          nino che ”se il progettato reame divenisse realtà non credo troppo temerario il supporre
          che ben difficile sarebbe trovare una formula d’equilibrio tra le varie popolazioni, ten-
          denze e tradizioni”. Unica possibilità di dare compattezza al nuovo regno e alle sue di-
          verse componenti, risiederebbe secondo Sforza nell’individuazione di un nemico ester-
          no.  La previsione di Sforza si rivelerà successivamente corretta, soprattutto per quanto
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          riguarda la fase di formazione del regno serbo croato sloveno, che va dalla seconda metà
          del 1918, fino alla proclamazione del nuovo stato, avvenuta il primo dicembre del 1919.
          Il timore di sloveni e croati di cedere territori ad altri paesi si rivelò infatti essenziale per
          indurli ad accantonare dubbi e perplessità, che se non riguardavano tanto l’idea dell’uni-
          tà jugoslava, riguardavano almeno le modalità con cui essa sarebbe avvenuta e in quale
          struttura statale. 16
             A norma del secondo articolo della dichiarazione, il nuovo stato assumerà il nome
          di “Regno dei serbi, croati e sloveni”. Questa previsione, apparentemente innocua, è in
          realtà il risultato di una lunga trattativa tra la Serbia e il Comitato jugoslavo. L’esecutivo
          serbo avrebbe voluto mantenere per il nuovo stato il nome della Serbia, affermando che
          più di ogni altro popolo jugoslavo i serbi avevano lottato per l’emancipazione jugoslava,
          pagando a tal fine un pesante tributo di sangue. Ma, nota l’ambasciatore Sforza, “Trum-
          bic e i suoi compagni furono irremovibili”.
             Per quanto ciò riuscisse doloroso per i serbi, ideare un nuovo nome per la compagi-
          ne statale jugoslava era del resto una necessità inderogabile; croati e sloveni potevano
          guardare con fiducia alla Serbia, ma non riconoscersi in un nome che non era il loro. A
          dimostrarlo stava l’atteggiamento della divisione jugoslava di Odessa: croati e sloveni
          combattevano volentieri contro l’esercito austro-ungarico insieme ai serbi, ma chiede-
          vano in compenso che il loro reparto fosse considerato a tutti gli effetti, ivi compresi le


          15  Sforza a Sonnino, Corfù 25 luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri, Archivio politico
             ordinario e di gabinetto, 1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.
          16  Vedere ad esempio Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni. Il mulino, Bologna 2002, pp.
             168-9.
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