Page 303 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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che ricalcare le affermazioni ricorrenti dei ministri serbi e degli attivisti jugoslavi. Il
vero valore del documento risiede nel fatto che esso sia il risultato di un negoziato tra
il governo serbo e il Comitato jugoslavo. Si tratta cioè della prima volta che i piani per
l’unificazione degli slavi meridionali vengono elaborati congiuntamente dalla Serbia e
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dai rappresentanti degli jugoslavi soggetti al dominio asburgico.
Il testo della dichiarazione di Corfù si apre con un preambolo in cui vengono presen-
tate alcune enunciazioni di principio. La prima è l’affermazione della piena omogeneità
di vedute tra il governo della Serbia e il Comitato jugoslavo. In seconda istanza viene
ribadita non solo la comunanza di interessi tra gli jugoslavi, ma l’unicità dei popoli ser-
bo, croato e sloveno, definiti un unico popolo che nelle varie regioni che abita ha assunto
tre nomi diversi: “la nostra nazione dai tre nomi (…) è la stessa per sangue, lingua scritta
e orale, per il sentimento della sua unicità, per la continuità e l’unità del territorio sulla
quale essa vive e infine per gli interessi comuni e vitali della sua esistenza nazionale e
dello sviluppo generale dalla sua vita morale e materiale”. La dichiarazione continua
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spiegando che la guerra mondiale, “imposta dal militarismo tedesco”, è diventata una
“lotta per la libertà del mondo e per il trionfo del diritto sulla forza”, creando un contesto
più favorevole per l’unione degli slavi del sud.
Gli osservatori italiani giudicano con una certa sufficienza questo preambolo. L’am-
basciatore italiano Sforza dubita perfino che esso possa essere opera del primo ministro
serbo Pasic, e ne attribuisce piuttosto la stesura a “giovani ministri” influenzati dalla
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letteratura politica. Sforza parla in proposito di “un innocente saggio di mediocre let-
teratura politica”, che se non fosse per alcuni punti critici avrebbe potuto benissimo
essere passato sotto silenzio. Il più grave di questi punti critici è l’assenza di ogni sorta
di riferimento all’Italia.
Comune ai commenti dei vari osservatori italiani è infatti la sorpresa per il totale
silenzio sull’Italia, che non viene mai citata nel documento. L’Italia non era intervenuta
nella guerra sin dal principio; la diplomazia italiana non è quindi contrariata dal fatto
che la dichiarazione conceda più spazio a Russia, Francia e Gran Bretagna, ma l’Italia
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non viene citata nemmeno nei passaggi in cui si parla degli Stati Uniti, che non solo non
avevano partecipato alle prime fasi del conflitto mondiale, ma erano anzi intervenuti
dopo l’Italia.
L’ammiraglio Foschini, comandante dell’incrociatore ausiliario Città di Siracusa,
6 Addetto militare di S. M. il Re d’Italia presso il Governo Serbo e Capo della Missione militare italiana in
Corfù a S. E. il sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito-Zona di guerra, Corfù, 27 luglio 1917; Ufficio
Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (Ussme), Fondo E-11, busta 45, Rapporti trasmessi al comando
supremo 1917.
7 Il documento viene citato dalla versione in francese conservata presso l’Ussme: Il Sottocapo di S. M.
dell’Esercito al Ministero degli Esteri, 2 agosto 1917; fondo E-11, busta 45, rapporti (trasmessi) al Comando
Supremo, 1917.
8 Sforza a Sonnino, Corfù 25 luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri, Archivio politico
ordinario e di gabinetto, 1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.
9 A margine della copia della dichiarazione conservata presso l’Ussme, è annotato a matita che la partecipazione
tardiva dell’Italia alla guerra poteva ben spiegare che non la si ponesse sullo stesso livello di Francia, Russia
e Gran Bretagna.

