Page 304 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 304
944 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
scrive che con “rincrescimento” nel testo “si nota come ad arte sia stata esclusa l’Italia
10
dal novero delle Nazioni Alleate”. Il generale Marro, comandante della missione mili-
tare italiana a Corfù, definisce “fatto più che nuovo ‘straordinario’” che Pasic e Trumbic
“abbiano ad arte inneggiato alla Francia, all’Inghilterra, alla Russia, all’America ed ab-
biano dimenticato l’Italia, quasi dimenticar si possa lo stato più interessato nella questio-
ne”. Più grave ancora, per la diplomazia italiana, il silenzio sul ruolo dell’Italia nella re-
gione adriatica. L’articolo 10 della dichiarazione prevede infatti che il mare Adriatico sia
11
“libero e aperto a tutti”, “nell’interesse della libertà e dei pari diritti di tutte le nazioni”.
Per l’Italia uno degli obiettivi della guerra era proprio il rafforzamento della sua posizio-
ne nell’Adriatico e certamente la Serbia non ignorava questa ambizione italiana.
Dunque, come scrive l’ambasciatore Sforza, non può che trattarsi di un “silenzio
voluto”. La spiegazione individuata dalla diplomazia italiana mette in luce non solo una
certa diffidenza da parte serba e jugoslava verso Roma, ma una vera e propria competi-
zione per il controllo dei territori asburgici. Per Sforza, l’omissione di ogni riferimento
all’Italia è dovuto, “più che a mancanza di riguardo, (…) a preoccupazioni verso po-
12
polazioni croate e slovene che danno volenterosamente combattenti contro di noi”.
Da questo punto di vista, gli autori della dichiarazione avrebbero ritenuto che inserire
l’Italia tra i paesi alleati avrebbe suscitato il malumore di quelle popolazioni jugoslave
impegnate con l’esercito asburgico nella guerra contro gli italiani. I commentatori mi-
litari portano questo ragionamento fino alle estreme conseguenze. Secondo il generale
Marro è logico supporre che il silenzio sull’Italia sia motivato dalla volontà “di non dire
di fronte ai popoli jugo-slavi parola a favore dell’Italia onde non frenare l’ardore bellico
di quei croati e sloveni che contro di noi combattono al fronte”. Secondo Marro, Pasic e
Trumbic “fingono di credere che Croati e Sloveni lottano contro l’Italia non per una cau-
13
sa austriaca, ma per una causa nazionale jugo-slava”. Stesso giudizio viene espresso
nel rapporto della Marina. Foschini scrive che bisogna concludere che i serbi “vedono
nei Croati e negli Sloveni che oggi combattono contro l’Italia, non i difensori della Mo-
narchia Austriaca, ma i difensori della causa Nazionale Jugo-Slava”. Foschini continua
il suo ragionamento arrivando fino a interpretare la dichiarazione di Corfù come un
documento volto ad incitare le popolazioni jugoslave che combattono sul fronte italia-
no, nonostante la Serbia e l’Italia appartengano alla stessa alleanza politica e militare.
14
L’assenza di riferimenti all’Italia evidenzia dunque le profonde divergenze tra l’Italia e
la Serbia in merito all’assetto territoriale da dare alla regione nel periodo post-bellico.
10 Rapporto dell’ammiraglio Foschini, comandante dell’incrociatore ausiliario Città di Siracusa, Corfù, 31
luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri, Archivio politico ordinario e di gabinetto,
1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.
11 Nella copia della dichiarazione conservata presso l’Ussme, accanto all’articolo 10, si può leggere: “qui sta la
massima sfacciataggine di disporre dell’Adriatico ignorando l’Italia”.
12 Sforza a Sonnino, 24 luglio 1917, p. 464, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII (16
maggio-31 agosto 1917).
13 Addetto militare di S. M. il Re d’Italia presso il Governo serbo, 27 luglio 1917; (Ussme), Fondo E-11, busta
45, Rapporti trasmessi al comando supremo 1917.
14 Rapporto dell’ammiraglio Foschini, Corfù, 31 luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri,
Archivio politico ordinario e di gabinetto, 1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.

