Page 309 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          La diplomazia italiana di fronte al progetto jugoslavo
             Per quanto riguarda le reazioni dell’Italia al patto di Corfù, esse furono inizialmente
          condizionate dalla sorpresa con cui la diplomazia italiana accolse il testo siglato da Pasic
          e Trumbic. Precedentemente l’Italia non era riuscita a vedere che l’aspirazione all’u-
          nità jugoslava era un movimento reale, sia in Serbia che presso gli slavo-meridionali
          dell’impero asburgico, né che tra il governo serbo e il Comitato jugoslavo era possibile
          raggiungere un’unità di intenti e di vedute.
             A questo sviluppo, dunque, il governo italiano si trovò largamente impreparato. Il
          ministro Sonnino era stato indotto a ritenere possibile allontanare il Comitato jugoslavo
          dalla Serbia. Responsabile di questa valutazione errata era il re del Montenegro Nicola,
          che dall’esilio di Parigi aveva sollecitato l’Italia a sostituirsi alla Serbia, per suo tramite,
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          nel ruolo di sostenitore del Comitato jugoslavo.  Tuttavia l’informazione del sovrano
          montenegrino non era affatto disinteressata. Dopo l’invasione austro-tedesca, la Serbia
          aveva ricreato una propria struttura statale, con un governo in esilio nell’isola greca di
          Corfù e un esercito che sul fronte di Salonicco combatteva al fianco degli alleati dell’In-
          tesa. Diversamente, dopo la disfatta militare, il Montenegro aveva accettato la capito-
          lazione ed era di fatto scomparso come stato; a poco serviva il tentativo di re Nicola di
          mantenere, dal suo esilio francese, le sembianze di un governo montenegrino schierato
          con l’Intesa.
             Da parte sua, inoltre, la Serbia aveva accolto con malcelata soddisfazione la capito-
          lazione del Montenegro: essa permetteva infatti di risolvere la questione dell’unione tra
          Serbia e Montenegro, due paesi che si consideravano entrambi appartenenti alla stessa
          nazione serba. Prima della guerra mondiale Serbia e Montenegro sembravano in procin-
          to di realizzare un’unione statale o quanto meno una confederazione. Il maggiore e, for-
          se, unico ostacolo era però costituito da questioni dinastiche, e cioè dal rifiuto delle due
          dinastie regnanti, i Karadjordjevic in Serbia e i Petrovic in Montenegro, di sacrificare il
          proprio trono in favore dell’altra per la creazione di uno stato unitario. Sia il re Nicola
          che la Serbia intravedevano ora la possibilità che la questione dell’unione di Serbia e
          Montenegro venisse risolta tramite la scomparsa del regno montenegrino; significativo
          in tal senso è l’assoluto silenzio della dichiarazione di Corfù sul Montenegro.
             Temendo per il futuro del suo regno, Nicola cercava disperatamente di rientrare nel
          gioco diplomatico e una delle mosse da lui escogitate fu quella di accreditarsi come me-
          diatore tra l’Italia e il Comitato jugoslavo. Il sovrano montenegrino sapeva del resto che
          l’Italia era ostile a un eccessivo ingrandimento della Serbia sull’Adriatico e, per questo,
          Roma vedeva con favore il mantenimento dell’indipendenza montenegrina.
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             Così, nei giorni immediatamente precedenti la dichiarazione di Corfù, mentre Trum-
          bic e gli altri dirigenti del Comitato jugoslavo si trovavano sull’isola per negoziare il
          testo della dichiarazione con il governo serbo, Sonnino chiedeva inutilmente all’amba-

          27  Romano Avezzana  a  Sonnino,  Parigi,  30  maggio  1917;  Sonnino  a  Sforza,  Roma,  23  giugno  1917,  in:
             Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII (16 maggio-31 agosto 1917).
          28  Vedere ad esempio le considerazioni sull’ipotizzata unione serbo-montenegrina formulate dall’ambasciatore
             italiano in Russia: L’ambasciatore a Pietrogrado, Carlotti, al ministro degli esteri Sonnino, Pietrogrado, 12
             settembre 1916, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VI (18 giugno-31 dicembre 1916).
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