Page 308 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           parlamento di Vienna. Come nota Sforza, i mezzi a disposizione delle diete provinciali
           erano soprattutto “procedurali e formalisti”, essendo queste istituzioni prive di un vero
           e proprio potere politico. È anche con questo bagaglio politico e culturale che Trum-
           bic conduce i negoziati a Corfù, dilungandosi in discussioni sull’uso delle bandiere e
           dei simboli nazionali. Questi erano argomenti comuni nella vita politica dell’Austria-
           Ungheria, dove, perfino nel 1915, durante la guerra, i croati avevano ingaggiato un’a-
           spra lotta contro il bano Skerlecz e il primo ministro ungherese Tisza, perché il nuovo
           emblema unitario dell’impero asburgico non conteneva le armi araldiche di Croazia,
           Slavonia e Dalmazia. È interessante notare che l’articolo 3 del patto di Corfù prevede
           che i simboli nazionali di serbi, croati e sloveni, siano compresi nell’emblema unitario
           del regno jugoslavo: Trumbic e compagni hanno trasposto nelle trattative con la Serbia
           gli argomenti politici vigenti nei rapporti interni tra le nazionalità dell’impero asburgico.
           Se dunque Trumbic e gli altri membri del Comitato jugoslavo erano fieri nemici dell’Au-
           stria-Ungheria, non di meno essi non erano riusciti ad emanciparsi dal modo di fare po-
           litica vigente all’interno dei parlamenti provinciali asburgici. Secondo la testimonianza
           di Sforza, essi continuavano a fare politica “all’austriaca”, contribuendo a complicare
           le relazioni con Pasic, il cui temperamento pragmatico mal digeriva “le interminabili
           discussioni dei croati sulla questione delle bandiere e degli emblemi”. 24
              Con la dichiarazione di Corfù, la Serbia rinuncia al proprio nome in favore di una
           denominazione statale più inclusiva, rinuncia alla propria costituzione che sarebbe stata
           superata da un nuovo testo elaborato da una futura assemblea costituente, rinuncia anche
           alla bandiera e al  proprio emblema statale. Nel mondo politico serbo, i sacrifici com-
           piuti per l’unità jugoslava provocano qualche malumore, non solo da parte dei ministri
           serbi, ma perfino del re Pietro, che a Corfù non ricevette Trumbic e, come riferisce Sfor-
           za, si limitò a inviargli un telegramma “in cui la riserva era evidente”. Secondo Sforza
           l’anziano sovrano serbo avrebbe infatti nutrito un’aperta diffidenza per “quei “patrioti”
           dell’occidente austriaco che non un sacrificio san consentire al sogno dell’unità”. D’altra
           parte l’ambasciatore italiano nota come il principe reggente Alessandro mostrasse mag-
           giore simpatia nei confronti del Comitato jugoslavo. 25
              Tra gli attivisti del Comitato jugoslavo e gli ambienti dell’emigrazione politica cro-
           ata e slovena, la disponibilità al compromesso mostrata dai serbi suscita invece reazioni
           molto favorevoli. Poco dopo la pubblicazione della dichiarazione di Corfù, Pasic andò a
           Londra, dove incontrò Frano Supilo, un importante membro croato del Comitato jugo-
           slavo. I rapporti tra Supilo e Pasic erano in precedenza stati piuttosto tesi, ma in questa
           occasione Supilo si riconciliò pienamente con lo statista serbo, riconoscendo “gli im-
           mensi sacrifici morali compiuti dal vecchio serbismo ortodosso”, che aveva accettato di
                                                                        26
           “diluire tutta la sua mentalità secolare nel nuovo spirito [jugoslavo]”.



           24  Carlo Sforza, Pachitch et l’union des Yougoslaves, pp. 147 e 148.
           25  Sforza a Sonnino, Corfù, 25 agosto 1917, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII (16
              maggio-31 agosto 1917).
           26  Cit. in Carlo Sforza, Pachitch et l’union des Yougoslaves, p. 149.
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