Page 307 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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             In sostanza le previsioni sui confini sono abbastanza ambigue, come sottolinea l’am-
          basciatore Sforza. 21
             Alcuni passaggi sembrano peraltro rispondere ai timori di sloveni e croati. La dichia-
          razione prevede che la “mutilazione” di una parte del territorio costituisca una minaccia
          agli “interessi vitali” di tutta la nazione. Inoltre il testo afferma che la nazione jugoslava
          respinge “ogni soluzione parziale al problema della sua liberazione e della unificazione
          nazionale”. Per comprendere questo passaggio, occorre ricordare che il Comitato jugo-
          slavo, durante tutto il corso della guerra, si premurò di non dare adito alle accuse, rivol-
          tegli soprattutto da parte austriaca, di volere cedere ad altri, e in particolare all’Italia,
          regioni abitate da sloveni e croati. Tali accuse permettevano infatti non solo di delegitti-
          mare il Comitato jugoslavo agli occhi di sloveni e croati, ma di riconquistare questi due
          popoli alla causa degli Asburgo. 22



          Fare politica “all’austriaca”
             Gli articoli 3 e 4 della dichiarazione sono dedicati ai simboli in uso nel regno dei
          serbi, croati e sloveni. In essi viene previsto il diritto di usare ed esporre negli edifici
          pubblici, accanto all’emblema del regno, le bandiere e i simboli dei singoli popoli jugo-
          slavi. Queste disposizioni, apparentemente marginali, permettono di comprendere come
          il patto di Corfù non sia solo un compromesso tra due diversi programmi politici, ma
          tra due uomini, Pasic e Trumbic, profondamente differenti sia nella loro personalità che
          nella loro cultura politica. In un volume pubblicato negli anni Trenta, Sforza scrive che
          “è difficile immaginare due uomini e due temperamenti più diversi l’uno dall’altro come
          Pasic e Trumbic”.
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             Pasic era nato in un piccolo centro della valle del Timok, aveva studiato ingegneria
          in Svizzera e nel corso della sua esistenza personale e politica aveva dovuto imparare a
          destreggiarsi in situazioni complesse e rischiose: la sua opposizione all’autoritaria dina-
          stia degli Obrenovic gli aveva procurato alcuni anni di prigione, una condanna a morte
          in contumacia e qualche anno di esilio. Tutto ciò aveva contribuito a fare del primo mi-
          nistro serbo un uomo realista, pragmatico ed avverso alle posizioni di principio che non
          fossero supportate da un adeguato calcolo delle forze in campo.
             Diversamente, Trumbic era nato a Spalato e aveva studiato legge a Zagabria, Vienna
          e Graz; la sua formazione alla politica era avvenuta nel contesto delle assemblee rappre-
          sentative dell’impero asburgico, prima nella dieta provinciale della Dalmazia e poi nel

          21  Sforza a Sonnino, Corfù 25 luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri, Archivio politico
             ordinario e di gabinetto, 1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.
          22  Vedere ad esempio Angelo Tamborra, L’idea di nazionalità e la guerra 1914-1918, Estr. da: Atti del 41°
             Congresso di Storia del Risorgimento italiano, Trento 9-13 ottobre 1963. Istituto per la storia del Risorgimento
             italiano, Roma 1963, p. 101.
          23  Carlo Sforza, Pachitch et l’union des Yougoslaves, p. 147. Sembra interessare notare che, mentre nel suo libro
             su Pasic Sforza respinge l’ipotesi, largamente circolata in Italia, che Trumbic fosse ‘austriacante’ e cioè filo
             austriaco, egli stesso avanzò questo sospetto in un dispaccio inviato a Sonnino nel 1916: Sforza a Sonnino,
             Corfù, 24 ottobre 1916, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VI (18 giugno-31 dicembre
             1916). Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma 1988.
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