Page 310 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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950 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
sciatore Sforza di provare a distaccare il Comitato jugoslavo dalla Serbia, offrendo di
fornire a Trumbic e compagni il sussidio economico che allora percepivano dal governo
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serbo.
Si trattava di un tentativo quantomeno tardivo. Lo stesso giorno in cui Sonnino dava
le sue indicazioni a Sforza, Trumbic augurava al principe reggente Alessandro di dive-
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nire in futuro re di tutti i serbi, croati e sloveni. Nei giorni successivi il legame tra il
Comitato jugoslavo e la Serbia diverrà sempre più evidente. Il 5 luglio Sforza scrive a
Sonnino che tutte le sue “indagini dirette e indirette escluderebbero che [i dirigenti del
Comitato] pensino staccarsi dal Governo serbo”. Il 10 luglio, infine, dopo un collo-
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quio diretto con il presidente del Comitato jugoslavo, l’ambasciatore italiano scrive a
Sonnino che non solo è impossibile indurre Trumbic a distanziarsi dalla Serbia, ma che
“l’unione con la Serbia è (…) la sua idea e la sua ragion d’essere politica”. 32
Oltre alla disinformazione operata dal re montenegrino Nicola, l’impreparazione ita-
liana trova spiegazione nelle concezioni politiche del governo italiano e del ministro
Sonnino in particolare. Fino alla fine della guerra, Sonnino rimase legato a due idee fon-
damentali: la sopravvivenza dell’impero asburgico e la difesa del patto di Londra come
unico fondamento politico-diplomatico della guerra italiana.
Si tratta a ben vedere di due idee strettamente legate. Il patto di Londra aveva senso
in un contesto politico in cui l’Austria-Ungheria avrebbe continuato ad esistere, anche
se con un’estensione territoriale ridotta. La scomparsa dell’impero asburgico avrebbe
invece comportato una generale riorganizzazione dei suoi territori e gli interessi italiani
sarebbero in questo caso entrati in competizione con quelli di altri attori, come il nazio-
nalismo slavo-meridionale.
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Nell’ottica di Sonnino, l’Italia poteva dunque consentire un ingrandimento della Ser-
bia in direzione della Bosnia e di parte della Dalmazia, come effettivamente fece in
occasione del trattato di Londra, ma non poteva accettare il progetto jugoslavo, che
metteva in discussione l’esistenza stessa dell’Austria-Ungheria.
Tuttavia nel corso del 1917 il contesto politico internazionale aveva cominciato a
mutare sensibilmente rispetto al 1915 e l’Italia ne era pienamente consapevole, come
mostra una relazione del 22 luglio 1917 del segretario generale agli esteri, De Martino.
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Tra i fattori che più contribuivano a mettere a repentaglio il patto di Londra, secondo
De Martino, c’erano l’entrata in guerra degli Stati Uniti, che non essendone firmatari
non erano legati al rispetto del patto del 1915, e il cambio di regime in Russia; il nuovo
29 Sonnino a Sforza, Roma, 23 giugno 1917, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII (16
maggio-31 agosto 1917).
30 Sforza a Sonnino, Corfu, 23 giugno 1917, ivi.
31 Sforza a Sonnino, Corfu, 5 luglio 1917, ivi.
32 Sforza a Sonnino, Corfu, 10 luglio 1917, ivi.
33 Vedere in proposito la testimonianza di Vittorio Emanuele Orlando, cit. in: Angelo Tamborra, L’idea di
nazionalità e la guerra 1914-1918, p. 46.
34 De Martino scriveva: “il trattato d’alleanza dell’aprile 1915 resta naturalmente vigente, ma corre pericolo di
essere manomesso a nostro danno in un momento in cui le circostanze avverse e la volontà degli Alleati ci
tolgono la possibilità di reagire”; Relazione del segretario generale agli esteri De Martino, Roma 22 luglio
1917, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII (16 maggio-31 agosto 1917).

