Page 311 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          governo russo aveva un’impostazione diversa da quello zarista e si era pronunciato in
          favore di una revisione degli accordi tra i paesi dell’Intesa. Pochi giorni dopo la relazio-
          ne di De Martino, l’accordo tra Pasic e Trumbic indebolirà ulteriormente la posizione
          diplomatica italiana; non a caso il testo della dichiarazione suscita un certo malcontento
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          in Italia e la sua pubblicazione viene inizialmente impedita dalla censura.
          Il 1917 e la mancata svolta della diplomazia italiana
             Come scrive Tamborra, con il patto di Corfù “l’Europa si trovava di fronte, per la
          prima volta in modo concreto, al programma di unificazione jugoslava”; questo pro-
          gramma  “postulava  la  dissoluzione  dell’Austria-Ungheria e contrastava  decisamente
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          l’indirizzo non solo di Sonnino, ma (…) di tutta l’Intesa”.
             Nel 1915 il governo italiano aveva negoziato i suoi obiettivi di guerra sul presuppo-
          sto che si trattasse di conquistare territori sull’Adriatico ad un impero nemico. Il patto di
          Corfù trasforma invece la questione adriatica in una disputa interna ai paesi dell’Intesa.
          Come se non bastasse, gli jugoslavi rivendicano questi territori non sulla base del princi-
          pio dinastico, ma di quello di nazionalità, che nel corso della guerra si faceva strada nelle
          cancellerie dell’Intesa come criterio secondo il quale organizzare l’assetto territoriale
          dell’Europa post-bellica.
             Questa impostazione era sostenuta anche dagli Usa, presso la cui opinione pubblica
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          gli attivisti jugoslavi avevano svolto una vasta campagna propagandistica.  Nella stessa
          direzione andavano anche i proclami dei bolscevichi, in Russia, che riconoscevano il
          diritto all’autodeterminazione dei popoli oppressi. Inoltre, nel corso della guerra, nelle
          cancellerie europee diviene chiaro che il fulcro degli Imperi centrali era la Germania,
          non l’Austria-Ungheria. Di conseguenza in caso di vittoria dell’Intesa, l’assetto territo-
          riale dell’Europa post-bellica avrebbe dovuto tenere conto delle esigenze di contenimen-
          to della potenza tedesca.
             Successivamente questo fattore contribuirà in maniera decisiva a spingere Francia e
          Gran Bretagna ad auspicare la creazione del regno jugoslavo.
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             All’interno della diplomazia italiana, l’insorgere di questi nuovi fattori farà emergere
          con più vigore le voci in favore di un accordo diretto con i serbi e gli jugoslavi. All’ini-
          zio del 1918, l’ambasciatore a Londra Imperiali scriveva a Sonnino che era opportuno
          “addivenire subito (…) ad un accordo con i serbi e jugoslavi”: oltre a stabilire i capi-

          35  Il segretario del Ministro degli esteri, Banchieri, al ministro degli esteri, Sonnino, a Londra, Roma, 1 agosto
             1917; Il segretario del Ministro degli esteri, Banchieri, al presidente del consiglio, Boselli, Roma, 1 agosto
             1917, ivi.
          36  Angelo Tamborra, L’idea di nazionalità e la guerra 1914-1918, p. 88.
          37  Macchi di Celere a Sonnino, Washington, 12 febbraio 1917, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-
             1918), vol. VII (1 gennaio-15 maggio 1917). Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato ,
             Roma 1978.
          38  Già nel 1916 Sforza scriveva a Sonnino che l’Intesa si stava orientando in senso favorevole alla creazione di
             una ‘Grande Serbia’. Secondo l’ambasciatore italiano, mentre la Russia era favorevole per “ragioni di razza”,
             Francia e Gran Bretagna vi vedevano un ostacolo all’espansione della Germania verso oriente. Sforza a
             Sonnino, Corfù, 24 ottobre 1916, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VI (18 giugno-31
             dicembre 1916).
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