Page 196 - Il 1916 Evoluzione geopolitica, tattica e tecnica di un conflitto sempre più esteso - Atti 6-7 dicembre 2016
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196 il 1916. EvoluzionE gEopolitica, tattica E tEcnica di un conflitto sEmprE più EstEso
più potenti che in pace le cause che tendono a dissolvere i legami disciplinari,
e perciò quando l’ammonimento, le cure e l’esempio non bastino a conservarli
saldi, il superiore non deve esitare a ricorrere alla coercizione e alle pronte ed
inesorabili misure repressive contro chiunque riveli pigrizia o mal volere, o non
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sacrifichi ogni considerazione personale all’interesse generale” .
Si tenga conto a proposito della disciplina adottata nei reparti che la commis-
sione d’inchiesta su Caporetto scrisse che molti soldati “combattevano solo per
senso della fatalità, spinti «dalla convinzione di non poter fare diversamente,
poiché i superiori li comandavano, li vigilavano ed avevano i mezzi per imporre
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la loro volontà»” .
Il ruolo di guida e di indirizzo era riservato ai superiori (qui non si fa men-
zione di ufficiali, sottufficiali o caporali) ma, per il generale Giuseppe Boella,
“strumenti preziosi per il mantenimento di questa salda disciplina devono essere
precisamente i Carabinieri” secondo lo spirito del regolamento sul servizio in
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guerra .
Un aspetto essenziale per la conduzione delle operazioni risiedeva nella tenu-
ta della disciplina delle retrovie. Le misure riportate erano estremamente chiare.
“La disciplina sulle retrovie deve specialmente essere mantenuta con inflessibile
rigore in ogni circostanza. I convogli assai numerosi ed ingombranti, che le gran-
di unità traggono al loro seguito, sono facile esca ad attacchi di truppe leggiere
del nemico; ma in tali casi i maggiori danni, più che dalle offese dell’avversario,
derivano dal timor panico da cui può lasciarsi dominare qualche elemento della
colonna. Perciò indipendentemente dalle misure che il comandante della scorta
deve prendere per assicurare il convoglio in marcia ed in stazione contro attac-
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17 Queste indicazioni, come quelle che riguardano le “Punizioni dei caporali e soldati” sono rife-
rite unicamente all’Esercito – Stralcio del Servizio in Guerra – Parte I. Servizio delle truppe
– riguardante l’Arma dei Carabinieri Reali, Roma, Voghera Editore, 1914. Per le osservazioni
generali sulla “necessità di una disciplina di repressione”, Giorgio Rochat – Giulio Massobrio,
Breve Storia dell’Esercito Italiano dal 1861 al 1943, Torino, Einaudi, 1978, pp. 178-182, p.
186-189. Pieri osservava anche che “al generalissimo [Cadorna] e ad alcuni suoi collaboratori
mancava il necessario senso di comprensione umana e una adeguata conoscenza del nuovo
soldato. […] il cattivo governo degli uomini nell’Esercito era, in parte almeno, anche in alto,
legato all’eccessivo numero di esoneri, così da diffondere non di rado nei comandanti in sot-
tordine uno stato d’incertezza e quasi di terrore, di paura delle responsabilità, d’insincerità nei
rapporti gerarchici, quanto mai nociva a tutto il funzionamento del grande e delicato organi-
smo militare”, PIERO PIERI, L’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Torino, Einaudi, 1965, p.
127.
18 Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra, Torino, Bollati
Boringhieri, 2000, p. 99.
19 Giuseppe Boella, Servizio e formazioni di guerra dei Carabinieri Reali in “Rivista dei
Carabinieri Reali”, anno I – n.1 novembre-dicembre 1934, pp. 9-20 e in particolare p.16.
20 Per stazione si intende il luogo ove “le truppe sostano o accantonandosi, o accampandosi sotto

