Page 76 - Il 1916 Evoluzione geopolitica, tattica e tecnica di un conflitto sempre più esteso - Atti 6-7 dicembre 2016
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76 il 1916. EvoluzionE gEopolitica, tattica E tEcnica di un conflitto sEmprE più EstEso
base delle teorie del colonnello Grandmaison fatte proprie da Joffre .
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Per questa guerra milioni di uomini erano stati mobilitati e mandati a combattere
come coscritti, ma centinaia di migliaia di loro partirono volontari, pronti anche
a morire per la patria di una “bella morte”. La realtà si rivelò ben presto molto
diversa: dopo la Marna lo scontro si trasferì nelle trincee diventando guerra di
posizione, poi di logoramento, di usura, portandosi via rapidamente le illusioni
di una guerra “pulita” da combattere come una leale gara sportiva. Chi era an-
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dato in guerra per l’onore personale e della patria, pronto anche al “sacrificio su-
premo”, per la causa comune, si trovò subito di fronte a una realtà orrenda, inat-
tesa e impensabile: quella della “morte di massa” prodotta dalla “guerra totale”
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che aveva dato qualche preavviso di sé nella guerra civile americana , ma che
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soltanto nella Grande Guerra, secondo Jay Winter, si dispiegava in tutta la sua
potenzialità. Infatti soltanto ora per la prima volta, da un lato i suoi “fattori costi-
tutivi preesistenti” al 1914 si fusero insieme pienamente e dall’altro “la somma
dei vettori della violenza internazionale fu più grande rispetto a qualsiasi guerra
precedente. Una differenza di grado, un aumento esponenziale della letalità e
della portata della guerra si trasformò dunque in una differenza qualitativa”. In
sostanza, la vera natura della guerra totale, e nel caso in questione, della Grande
guerra, secondo lo storico statunitense risiederebbe nella “caratteristica moltipli-
cativa” dei tratti peculiari del fenomeno e nella loro “tendenza ad amplificarsi
vicendevolmente”. Il risultato che ne deriva è che “l’intero è molto più terribile
della somma delle sue parti” .
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Tra i fattori “costitutivi preesistenti” certamente vi era il sentimento nazionale
che già aveva alimentato le guerre dell’Ottocento, a partire dalla Rivoluzione
francese e da Napoleone, ma che ora assume forme di fanatismo esasperato e
di disprezzo razzistico verso il nemico, dall’una e dall’altra parte . Anche gli
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3 B. H. Liddell Hart, La Prima guerra mondiale, Rizzoli, Milano 1973, in particolare, parte
seconda, Le forze e i piani contrapposti, p. 59 e ss.
4 Paul Fussell, La grande guerra e la memoria moderna, Il Mulino, Bologna, 1984, pp. 33-34,
racconta di palloni di calcio lanciati oltre le linee e di battaglioni britannici partiti all’attacco
per recuperarli. Seppure in forme diverse da quelle dell’”esercito innocente” di Kitchener,
anche i giovani che combattevano nel campo avverso si erano nutriti delle stesse illusioni
circa il fascino dell’esperienza di guerra e della sua efficacia palingenetica; cfr. E. Gentile,
L’apocalisse della modernità, cit..
5 Cfr. G. Mosse, Le guerre mondiali, cit, p. 3 e 55.
6 Si vedano le considerazioni di R. Luraghi, “L’ideologia della “Guerra industriale” 1861-
1945”, in Memorie storiche militari, 1980, Sme, Ufficio storico, 1981, 169-192.
7 J. Winter, “Sotto L’ombrello della guerra. Il genocidio armeno nel contesto della guerra to-
tale”, In Robert Gellately e Ben Kiernan (a cura di), Il Secolo del genocidio, Mondolibri,
Milano, 2006, p. 242.
8 Ivi, cit., p. 247, tra i fattori della “guerra totale” inserisce “ la ‘coltivazione dell’odio’, dell’a-
trocità e del genocidio”.

