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322 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
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trasto all’influenza tedesca nel Paese. Tutto ciò presupponeva però un governo
stabile dotato di autorità e mezzi adeguati, oltre a una manifesta volontà di battersi
da parte dei bianchi; tutte condizioni che non sembravano esattamente alla portata
dei russi.
Intanto i preparativi per l’invio di forze alleate nel Nord della Russia erano
proseguiti e il comando della spedizione era stato affidato al generale britannico
Frederick C. Poole. L’operazione era divisa in due componenti; da un lato l’invio
di ufficiali e sottufficiali con l’incarico di formare e addestrare forze locali, dal-
l’altra l’invio di un piccolo contingente alleato con compiti di difesa di infrastrut-
ture e magazzini. La formazione principale all’interno della spedizione alleata
sarebbe stata la British Expeditionary Force del generale Charles Maynard. Nel
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mese di giugno militari britannici e francesi cominciarono a raggiungere Mur-
mansk e Archángel’sk, sotto la copertura offerta dalla flotta. 11
Si trattava ora di decidere come e quando l’Italia si sarebbe unita a questi primi
contingenti. Il ministro degli Esteri Sidney Sonnino era assolutamente favorevole
all’operazione e concordava con Londra e Parigi sull’opportunità di un’azione ra-
pida e decisa. Per Sonnino era inoltre fondamentale affermare, attraverso la con-
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divisione degli impegni, il ruolo di grande potenza dell’Italia. A giustificare
l’intervento era anche la speranza di poter stabilire collegamenti con le forze della
legione cecoslovacca, che in quel momento combatteva i bolscevichi in Siberia.
A comandare il contingente italiano fu designato il colonnello Augusto Sifola.
Inizialmente il Corpo di spedizione italiano era composto da un reparto comando,
tre compagnie fucilieri, una compagnia mitraglieri, una compagnia di supporto,
una sezione carabinieri, e altri reparti minori, compreso un ospedale da campo,
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per un totale di 45 ufficiali e 1295 uomini di truppa. Il primo scaglione partì dal
9 Gli Alleati si promettevano inoltre di evacuare il territorio russo alla fine della guerra e assi-
curavano di non volersi immischiare nelle cose interne della Russia. Ivi, doc. 579.
10 Sulla British Expeditionary Force si rimanda al volume del generale MAYNARD, C. M., The
Murmansk venture. The Naval & Military Press, Uckfield 2010.
11 DDI op. cit.. Quinta serie, vol. XI, doc. 94.
12 Mentre a Roma veniva presa la decisione definitiva per l’invio di un contingente in Russia, le
rappresentanze alleate si spostarono da Vologda ad Archángel’sk.
13 Si trattava del IV Battaglione del 67° Reggimento fanteria, di una compagnia di complementi,
della 389ª Sezione mitragliatrici, della 165ª Sezione CC.RR. e da un distaccamento del genio.
Vedi anche, CACCIAGUERRA, G., Il Corpo di spedizione italiano in Murmania 1918-1919. Ufficio
Storico Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 2014, p. 30-31. Vedi anche VAGNINI, A., Il Corpo

