Page 330 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              e di mezzi di comunicazione, il Manera aveva infatti adottato l’unica decisione
              possibile per la salvezza del reparto, ovvero profittare dei pochi treni che ancora
              transitavano  verso  la  Siberia  per  trasferire  a  scaglioni  i  suoi  uomini  verso
              l’Estremo Oriente russo, con destinazione Vladivostok, che offriva l’unico pos-
              sibile punto d’imbarco per lasciare la Russia. Questo processo durò circa due set-
              timane.  Giunti  a  Vladivostok,  i  volontari  vi  trovarono  una  situazione
              estremamente difficile. La città era infatti congestionata di truppe e materiali al-
              leati, non offriva alcuna possibilità di accasermamento, né vi erano in porto navi
              disponibili per il lungo tragitto verso l’Europa.
                 Nel pieno dell’inverno siberiano circa 2500 prigionieri di origine italiana ven-
              nero quindi trasferiti dalla Russia attraverso la Manciuria per essere poi smistati,
              in parte verso la concessione di Tianjin e in parte verso Beijing. Molti altri, pro-
              venienti da campi di prigionia in Siberia, erano stati invece concentrati a Vladi-
              vostok. Nacquero così a Tianjin i “battaglioni neri” e i “battaglioni rossi” a
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              Vladivostok. Furono qualche migliaio quelli che fecero questa scelta e che at-
              traverso complesse vicende finirono per raggiungere quello che al tempo era
                                                                        28
              l’avamposto dell’Italia in Asia, la concessione italiana di Tianjin. Molti di questi
              uomini fecero una scelta motivata da profonde convinzioni politiche, altri sola-
              mente per evitare le durissime condizioni dei campi di prigionia russi, per di più
              nel bel mezzo della guerra civile.
                 All’inizio dell’estate del 1918 erano arrivati a destinazione già circa 900 militari
              irredenti, inquadrati nella Legione Redenta di Siberia; primo nucleo di quello che
              sarebbe stato il Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente, sotto il comando
              del tenente colonnello Fassini Camossi. L’unità sarebbe stata rinforzata nelle set-
              timane successive anche da diversi complementi provenienti dall’Italia. Il Corpo
              di spedizione avrebbe infine avuto a disposizione diverse compagnie di fanteria,
              con sezioni di artiglieria da montagna, mitragliatrici e genio, cui si affiancava anche
              un plotone di Carabinieri.
                 Tutti gli ex prigionieri irredenti che si trovavano ancora in diverse località della
              Siberia furono successivamente trasferiti per ferrovia, attraverso Mudken, a Tian-
              jin, dove vennero alloggiati in caserme messe a disposizione degli inglesi e inqua-


              27  Le unità erano così denominate per via del colore delle mostrine.
              28  Sulle vicende di questi uomini cfr. BAZZANI, G., Soldati italiani nella Russia in fiamme. Legione
                 Trentina, Trento 1933; MEDEOT, C., Friulani in Russia e in Siberia. Pelikan, Gorizia 1978;
                 ROSSI, M., Irredenti giuliani al fronte russo. Storie di ordinaria diserzione, di lunghe prigionie e di sospirati
                 rimpatri, 1914-1920. Del Bianco, Udine 1998.
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