Page 13 - Carlo Alberto dalla CHIESA - Soldato, Carabiniere, Prefetto
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L’invio sul fronte Montenegrino e la resistenza nelle Marche
Dalla Chiesa non parlò con nessuno dell’orrore al quale assistette, e, non esitò,
quando, finito il corso, dovette tornare in Puglia per riprendere le attività a Cattaro,
dove tra l’altro, guadagnò due croci di guerra. Prese parte alle operazioni in maniera
discontinua, fu presente in Montenegro dal 16 aprile 1942 al 12 luglio e dal 7 ago-
sto al 12 ottobre era inquadrato nel II Battaglione, aiutante maggiore in seconda e
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comandante di plotone.
Il 15 ottobre 1941 la circolare ministeriale n. 73230 , per garantire i rinforzi in
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Montenegro, sancì la ricostituzione del 120° Reggimento Fanteria «Emilia» con
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centro di mobilitazione al deposito del 94° Reggimento. Fu inizialmente costituito
con una forza ridotta del 50 per cento rispetto agli organici previsti. Gli ufficiali
erano richiamati prevalentemente dal congedo o erano in prima nomina, i militari
di truppa provenivano da diversi depositi. L’efficienza fu migliorata gradualmente,
quantitativamente e qualitativamente, grazie all’istruzione intensiva che fu fornita 9
prima della partenza e che consentì di raggiungere, in breve tempo, un buon grado
di addestramento. La maggior parte dei materiali furono assegnati tra novembre e
dicembre, ciò significò che il reggimento fu, nello spazio di pochi mesi, pronto a un
eventuale impiego operativo.
Con questi presupposti, a mezzanotte del primo dicembre 1941, il reggimento ad
eccezione del II Battaglione che rimase a Bari, si imbarcò sul piroscafo «Doninzetti»,
le compagnie mortai e cannoni si imbarcano sul piroscafo «Rosandra», un plotone
della quarta compagnia sul piroscafo «Quirinale», le munizioni sul piroscafo «Luana»,
le salmerie con un ufficiale e 12 soldati sul piroscafo «Città di Catania».
La situazione della forza in Montenegro a dicembre 1941 era la seguente:
– 53 ufficiali
– 26 sottoufficiali
– 1033 truppa
Allo sbarco a Kotor (Cattaro), il reggimento ricevette dal comando del 108° Batta-
glione Camicie Nere la consegna del presidio di Kumbor e recepì le disposizioni che
di seguito si riassumono:
– assumere tutte le informazioni dei comandanti in sito circa la sicurezza dei re-
parti, la popolazione, informatori, collegamenti, comunicazioni e tutto quanto
può interessare la vita dei reparti;
8 Le date sono estratte dallo stato di servizio.
9 Circolare ministeriale n. 73230 del 29 settembre 1941.
10 Come già scritto, trae origini dal 120° Reggimento Fanteria costituito a Ravenna a marzo
1915. Fu sciolto nel dicembre del 1919. Fu ricostituito il 15 ottobre 1941, a cura del deposito
del 94° Fanteria, con la denominazione di 120° Reggimento Fanteria «Emilia» e fu inquadrato
nella Divisione di Fanteria «Emilia» (155a) unitamente al 119° Reggimento Fanteria e al 155°
Reggimento Artiglieria. Il 1º dicembre 1941 il 120º fu inquadrato nella 155ª Divisione fante-
ria «Emilia» e inviato con compiti di presidio e controguerriglia in Jugoslavia, nella zona delle
Bocche di Cattaro. Nel 1943, dopo l’8 settembre, il reggimento difese con grande tenacia dagli
attacchi tedeschi la città di Cattaro (14-15 settembre). Il I battaglione del reggimento si sacrificò
per consentire ad una parte della Divisione «Emilia» di imbarcarsi e raggiungere le coste puglie-
si. Per questa azione la bandiera di guerra del reparto fu decorata da una seconda medaglia di
bronzo al valor militare. Il resto della Divisione «Emilia» fu in parte catturato dai tedeschi e in
parte confluì in un battaglione che riuscì a unirsi alla Divisione alpina «Taurinense», che, unitasi,
a sua volta, alla Divisione «Venezia» andò a costituire una brigata [Garibaldi] che combatté il
resto della guerra al fianco dei partigiani jugoslavi. La parte del reggimento rientrata in Italia
fu riordinata nel Salento per essere poi provvisoriamente sciolto a fine mese e ricostituito nel
dicembre 1943, sempre nel Salento. Trasferito a Napoli nel giugno del 1944 fu definitivamente
sciolto il 30 giugno 1945.

