Page 259 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La soluzione, per un pronto recupero della dinamica produttiva in-
terna e per controllare efficacemente le pretese delle due potenze nemiche,
era individuata in un intervento esteso, anche se provvisorio, dello stato
che era comunque destinato ad effettuare anche riforme che avrebbero pro-
tratto nel tempo i loro effetti. E' il caso della concentrazione delle respon-
sabilità nella figura del presidente-direttore generale delle società anonime,
come della costituzione di una commissione di controllo delle banche che,
oltre ad un generale .controllo del rispetto delle norme, avrebbe dovuto
anche evitare la occulta infiltrazione di banche miste nel sistema finan-
ziario francese. Tutte innovazioni i cui effetti sarebbero durati fino al
1967 (1 4 ).
La dittatura di Petain appariva in tale prospettiva una opportunità
storica per predisporre le basi al ritorno di quella miti ca età dell'oro del
liberalismo ottocentesco attraverso un processo di modernizzazione che
innanzi tutto eliminasse il potere dei gruppi di pressione elettorale i quali
tanto negativamente avevano influito sulla terza repubblica.
Ma come ideare, rendendolo altresì aderente alle difficili esigenze del
momento, questo organismo che avrebbe dovuto proiettarsi nel futuro nella
stessa misura in cui si trovava ad affrontare difficili rapporti con i tede-
schi e, sia pure in minore misura, anche con gli italiani? Sarebbe risultato
sufficente quel processo di concentrazione che finora era stata l'unica so-
luzione individuata per le esigenze interne ed esterne? Ed infine, in una
situazione così anomala era logico predisporre prospettive che richiedeva-
no anni per essere realizzate, mentre i risultati nei confronti di tedeschi
ed italiani avrebbero dovuto comportare immediate realizzazioni?
Di fronte a questi interrogativi alcuni modernizzatori che poi saran-
no ricordati come i "tecnocrati di Vichy" esprimevano quattro orienta-
menti, corrispondenti ad altrettanti gruppi di potere, dei quali due facevano
espresso riferimento all'esito della guerra, mentre i rimanenti elaborava-
no le loro finalità senza considerare la situazione esistente come determi-
nante ai fini del successo dei loro piani.
Tra i primi coloro i quali puntavano, o erano certi dell' "immanca-
bile" successo finale delle armi delle potenze dell'Asse, erano maggiormente
sensibili a ciò che presumibilmente tale vittoria avrebbe comportato. Da
un lato quindi paventavano una Francia ridotta alle funzioni di riserva
(14) Idem, pag. 122.
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