Page 260 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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agraria o turistica e mediatrice commerciale dei prodotti del suo impero
coloniale. Dall'altro ritenevano di conseguenza essenziale un rilancio dai
risultati immediati della produzione nazionale per poter rivendicare un
ruolo di maggior prestigio e rilevanza in questa futura Europa nella quale
la Francia avrebbe potuto soppiantare l'Italia quale interlocutore privile-
giato dei tedeschi. Quei francesi, i quali valutavano probabile e auspica-
bile una disfatta tedesca, ritenevano al contrario che piani anche a lunga
scadenza per instaurare un "capitalismo rigenerato" il quale superasse le
tare della terza repubblica fossero senz'altro preferibili.
Coloro i quali ritenevano ininfluente la situazione militare, o erano
sulla linea della continuità dello stato e quindi ideavano i loro piani di
riforme dello stato imprenditoriale sulla base di una ininterrotta succes-
sione burocratica, o vagheggiavano una versione francese del corporativi-
smo che avrebbe permesso il pieno sviluppo di una rapida ripresa dell'
economia del paese.
La forza di questi gruppi dirigenti, tesi ad un processo di moderniz-
zazione che permettesse il superamento della decadente situazione econo-
mica degli anni trenta, comincia a manifestarsi pienamente nel settembre
del 1940 con il rimpasto del governo Lavai e soprattutto nel successivo
dicembre quando a Lavai succede Flandin. Ma l'effettiva applicazione dei
loro piani di sviluppo si ha soprattutto con il governo Darlan. Fulcro del-
l'attività modernizzatrice è un nutrito gruppo dirigenziale intorno al mi-
nistero del Lavoro e della Produzione Industriale che è particolarmente
attivo tra gli ultimi mesi del 1940 e tutto il 1941. In particolare Belin,
a cavallo appunto tra il1940 e il1941, Puchen, nel febbraio-giugno 1941,
Lehideux, dal giugno 1941 al 1942. Si sviluppano intorno ad essi i "Co-
mitati di Organizzazione" e la "Delegazione per le risorse economiche
franco-tedesche", tutti con lo scopo ben preciso di far decollare un rifor-
mismo economico che agevolasse ed incoraggiasse grandi imprese moder-
ne e concorrenziali ed allo stesso tempo fosse in grado di opporsi ad
eccessive ingerenze dei tedeschi e quindi anche degli italiani < 15>.
Ad essi va riconosciuta una notevole correlazione con il recente pas-
sato della terza repubblica e i primi anni del dopoguerra per cui, pur re-
spingendo tuttora i principi di Vichy, la stessa storiografia francese delinea
(15) Completava inoltre questo nuovo apparato centralizzatore un efficace sistema di
rilevazioni statistiche che proprio nel corso del 1941 iniziava la sua piena attività.
H. Bonin, "Histoire économique de 1!1 France depuis 1880", cit., pag. 123.
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