Page 261 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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da qualche anno la continuità tra gli sforzi riformisti nel settore economi-
co della sinistra del Fronte Popolare, della destra del biennio 1938-1940
e appunto dei tecnocrati di Vichy che si collegano poi con alcune iniziati-
ve del periodo della Liberazione < 16>. Ed in effetti abbiamo ricordato po-
co sopra come alcune realizzazioni di questi anni siano durate fino agli
anni sessanta. In ogni caso risulta chiaro che questo sforzo creativo dei
dirigenti dell'economia di Vichy, volto allo stesso tempo a legittimare la
propria esistenza ed a creare un diverso futuro, contrasta con ogni aspet-
tativa da parte italiana di avvalersi di alcune delle più interessanti risorse
della vicina repubblica.
Ma agli stessi gruppi dirigenti, che abbiamo visto tra l'altro notevol-
mente frazionati in gruppi minori dalle divergenze non irrilevanti, ogni
progetto risulta di sempre più difficile realizzazione non solo dal partico-
lare momento storico quanto anche dall'atteggiamento dei principali de-
stinatari del loro attivismo. La classe padronale infatti è scettica sia di fronte
ai progetti di modernizzazione discussi all'interno dei comitati di organiz-
zazione, sia nei confronti degli schemi dirigisti di rinnovamento.
Più che costruire un diverso futuro che dovrebbe portare al supera-
mento della staticità economica degli anni trenta, Vichy riesce a mala pe-
na a gestire la scarsità delle risorse del periodo bellico nel sempre presente
e difficile compito di evitare insurrezioni popolari che potrebbero legitti-
mare ulteriori allargamenti del controllo tedesco. Come è possibile in tali
condizioni modernizzare un paese occupato, diviso, emarginato dagli scambi
mondiali e colpito da sempre nuovi e maggiori razionamenti? Gli stessi
progetti che dovrebbero essere i più realizzabili perchè prevedono l' inse-
rimento della nuova Francia nell'Europa nazista, che sembra in questo mo-
mento allargarsi e rafforzarsi, mostrano in realtà tutta la loro utopia di
fronte all'atteggiamento delle truppe di occupazione che restringono con-
tinuamente gli spazi di manovra e·che. non mostrano affatto di accettare
collaboratori anche minimamente ingombranti.
In queste condizioni appare fin troppo evidente la discrasia che nel
corso del1941 si insinua nelle primitive progettazioni economiche di Vichy.
(16) Si veda in tal senso AA.VV., "Colloque sur la vie économique cles Franaçis
(1936-1946)", D.O.C., Parigi, 1987, pag. 136 e sgg., e le già citate opere di C.
Asselain e di H. Bonin.
D'altra parte anche alcuni dirigenti di Vichy, contrastando in parte il pensiero do-
minante che ogni problema francese derivasse dalle pecche della terza repubblica,
riconoscevano la continuità delle iniziative economiche del 1940-41 sia con alcune
di quelle intraprese nel biennio immediatamente precedente, sia (ed è maggiormen-
te signifivativo) con alcune decisioni del Fronte Popolare.
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