Page 339 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A conclusione dell'Operazione "Marita" (fine aprile), a causa del tardo
            disgelo, i tempi di recupero delle divisioni corazzate si protraggono, così
            come si allargano quelli delle divisioni di fanteria -  costrette a trasferi-
            menti di  500 chilometri per via  ordinaria  -  e dei trasporti ferroviari,
            questi ultimi per la rudimentalità e la scarsa potenzialità della  rete delle
                   .  .  .
            comumcazwm.
                 Per  cui la  compromissione della  fondamentale  "tabella di marcia"
            di "Barbarossa" risulta dovuta non tanto all'esigenza di sostenere gli ita-
            liani nei Balcani,  quanto alla  irrimediabile esigenza degli  stessi  tedeschi
            di garantirsi  le  non  più sicure  spalle  prima di  concentrarsi ad est.
               /  Ma le  occasioni strategiche perse nel Mediterraneo continuano an-
            che dopo la conclusione vittoriosa e rapida dell'Operazione "Marita" al-
            lorché Berlino rinuncia ad un colpo di mano in Medio Oriente, che poteva
            rivelarsi  foriero  di  successo  dopo la  rivolta  in Irak ed in Siria,  laddove
            forze  aviotrasportate tedesche -  da una  parte -  e  consistenti  rinforzi
            a  Rommel -   dall'altra -  avrebbero potuto  capovolgervi  radicalmente
            la situazione a favore dell'Asse. Ed invece i generali Auchinleck e Wilson,
            con  pochissime unità,  nel  maggio  ristabiliscono  la  situazione mentre ai
            confini europei dell'Unione Sovietica  si  vanno  ammassando  più di  100
            divisioni tedesche,  di cui  25  corazzate e 3  paracadutisti, e le  altre unità
            d'élite germaniche (il corpo aviotrasportato Student) si stanno dissanguando
            a  Creta.
                 E così, i successi dell'Asse in Cirenaica, nei Balcani e a Creta riman-
            gono  sterili.
                 Per contro, le vittorie in Siria, in lrak e nell'Africa orientale italiana
            consentono  al  comando britannico del  Medio Oriente di  concentrare le
            forze nel deserto occidentale e di creare i presupposti per la controffensi-
            va  che,  a  fine  anno,  risospingerà Rommel oltre  Agedabia.
                 Il possesso del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente consenti-
            rà inoltre alla  Gran Bretagna -  dopo l'invasione dell'Unione Sovietica
            - la possibilità di manovrare per linee interne: da una parte, verso il nuovo
            alleato  russo, convogliandovi da sud il flusso  degli  aiuti logistici;  dall'al-
            tra, attraverso il fascio  operativo libico-egiziano,  dirigendo lo  sforzo più
            propriamente militare contro il  nemico  italo-tedesco.

                 È dunque la sottovalutazione del teatro del Mediterraneo -  subor-
            dinata  alla  strategia  di  dominio  terrestre di Hitler  e  dell'O.K.W.,  nella
            quale rientra l'attacco alla Russia -  la cerniera attorno alla quale ruota


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