Page 443 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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sorta di malcelata soddisfazione per le difficoltà incontrate anche dagli in-
           vidiati alleati, tanto meglio equipaggiati e addestrati e tanto più efficienti
           e capaci.  Essi,  certamente, avevano costretto l'avversario  ad impegnarsi
           a fondo per opporre un contrasto ben più forte che non quello dell'anno
           precedente contro l'aviazione italiana. Resta però un fatto  che la sperata
           "neutralizzazione"  dell'isola  fu  ben lungi  dall'esser  conseguita.

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               L'intervento  tedesco  nei Balcani  bloccò  ogni  sviluppo  operativo  al
           progetto germanico di conquista di Malta. L'aviazione si spostò verso Orien-
           te. I reparti speciali che avevano sufficiente preparazione furono impiega-
           ti  per la  conquista  di  Creta,  che  fu  condotta  con  decisione  ed efficacia
           impressionanti per l'epoca, ma che ebbe un costo elevato: la 7 a  Divisione
           paracadutisti tedesca, l'unica nella specialità che possedeva allora la Ger-
           mania, subì tali perdite da non poter ripetere a  distanza di poco tempo
           'una seconda analoga operazione. Se ne ebbe a rallegrare Churchill, sia pu-
           re col senno  di  poi,  osservando  che  quelle  magnifiche truppe  "avrebbero
           potuto piombare su Malta,  ma il colpo ci fu risparmiato".  Peraltro, il Comando
           Supremo italiano  impegnato  come  era sui  fronti  del  Mediterraneo,  non
           poteva non sentire il problema rappresentato dalla base nemica di Malta.
           Occupate Corfù e le altre isole Ionie tra il 28 aprile e il 2 maggio, il gene-
           rale Guzzoni, Sottocapo di S.M.G. trasmise, il 7 maggio, a Superesercito,
           Supermarina e Superaereo una lettera, nella quale si affermava:  "Nella si-
           tuazione attuale sarebbe sommamente utile la occupazione di Malta.  Gli Stati Mag-
           giori in  indirizzo studino di  nuovo  le  nostre possibilità  operative al riguardo  e me
           le  prospettino  al più presto".
                Supermarina rispose con il promemoria del18 maggio 1941, nel quale
           sottolineava analiticamente quanto fosse pesante e costosa la minaccia mal·
           tese contro le comunicazioni marittime con la Libia e le operazioni navali
           italiane. Affermava  "che  la presa  di  Malta  rappresenterebbe  un  miglioramento
           deciso della situazione e le perdite che essa ci costerebbe in un giorno  ci salverebbero
           da quelle ulteriori cui andremmo incontro  nei trasporti per la  Libia e che,  in base
           çtlla dura  esperienza fatta potrebbero,  a lungo  andare,  diventare preoccupanti per
           l'impossibilità di rapida sostituzione del naviglio perduto.  Nessuno più della Mari-
           na è perciò interessato all'impresa di ritogliere Malta agli Inglesi".  Ciò appariva
           tanto più valido a fronte  del fallimento,  nello stesso mese di maggio,  del
           tentativo  di  ottenere  l'utilizzazione  dei  porti  tunisini.
                Le difficoltà già segnalate nel precedente studio del 18 giugno 1940,
           tuttavia,  erano  ancora aumentate,  e  si  stimava necessario  prevedere un
           corpo di spedizione di 35-40.000 uomini da sbarcare rapidamente, nella
           mancanza  di  un permanente  dominio  del  mare.


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