Page 504 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Alberto Santoni, pur ricordando che la Mediterranean Fleet rimase senza
               portaerei dal maggio 1941 all'armistizio, sottolinea come la guerra al traf-
               fico marittimo e il controllo delle vie di comunicazione del Mediterraneo
               dal1940 al1943 venne svolta dagli inglesi partendo sempre da basi terre-
               stri. Aggiungeremmo noi che il possibile effetto «destabilizzante» di una
              portaerei «O almeno una lanciaerei» italiana sarebbe potuto essere tale nel-
              l'ipotesi di un'utilizzazione della nave, armata e pronta in ogni sua com-
              ponente, secondo tattiche e strategie dissimili da quelle seguite nell'impiego
              delle nostre corazzate. In caso diverso, nella migliore delle ipotesi, sarebbe
              risultata una scomoda, cotta e inutile pista aeroportuale attraccata ora in
              questa, ora in quella piazza marittima. Con nuove tattiche più spregiudi-
              cate e dai risultati proficui, sono, tuttavia, da valutare attentamente le con-
              tromisure  inglesi  che  probabilmente  avrebbero  tolto  all'Aquila  il  suo
              primato,  confinandola prima o poi in qualche bacino di carenaggio.

                   Per tale motivo, infatti, i tedeschi sospesero la costruzione della Graf
              Zeppe/in,  giudicando l'operazione troppo onerosa in rapporto ai modesti
              risultati ottenibili da una sola  unità contro la  flotta  inglese.
                   Il dibattito si è, poi, sempre soffermato sul problema navale, trascu-
              rando la componente aeronautica, sia dal punto di vista degli equipaggi,
              sia  del materiale di volo  e di appontaggio.
                   L'addestramento dei piloti richiedeva un altissimo numero di ore di
              volo (22),  ma tempo ancor maggiore, come già detto, era necessario per svi-
              luppare un efficiente velivolo imbarcato per le diverse installazioni richie-
              ste.  In una  precedente  nota  si  sono  accennate  le  difficoltà  inglesi,  ma
              potremmo ricordare quelle francesi, le commesse dei quali furono dirotta-
              te in Gran Bretagna dopo la capitolazione, ed il fatto che anche la Luft-
              waffe acquistò nel1933-34, tramite la copertura della LuftHansa, 5 ''Vought
              V-85G Corsair" plurimpiego e 2 caccia "Curtiss Fll C-2", che costitui-
              vano  allora  l'armamento  di  prima linea  delle  portaerei  statunitensi < 2 3>,


              (22)  Si  pensi ai  piloti navali giapponesi  che arrivavano ai reparti  con un minimo di
                   800 ore di volo di addestramento (cfr., ad es., RJ. Overy, The air war 1939-1945,
                   New York,  Stein  &  Day,  1985, pp.  382-401).
              (23)  È singolare notare come la  storia ufficiale della Chance-Vought Aircraft Division
                   (Gerald P.  Moran, Aeroplanes Vought  1917-1977, Tempie City, Historical Aviadon
                   Album, 1978) informi laconicamente della vendita in questo modo: «1934 saw the
                   "V-85G" "Kurier" mailplane sold to Deutsch LuftHansa. The German airliné used
                   six for catapult ma il service from the liners Bremen and Europa». I verbali del centro
                   sperimentale di Travemiinde parlano di un solo Kurier (e/n  1.073 omologato civile
                   D-IDIT) in uso alla LuftHama, mentre tutti gli altri velivoli vennero utilizzati per
                   esperienze di lancio a bordo (cfr.  E-Stelleti  Travemiinde und Tamewitz,  voli. II e III,
                   Steinebach-Worthsee,  Luftfahrtverlag Axel  Zuerl,  s.d., passim).


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