Page 245 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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- l'assoluto predominio degli aerei da caccia alleati, a protezione delle
forze navali e dei propri convogli;
- l'impiego degli aerei siluranti a 400 mg di raggio d'azione e muniti
di Radar.
Da tali considerazioni e da molte altre consimili, derivanti dall'esame de-
gli eventi bellici negli altri scacchieri d'operazioni (e specialmente in quello
del Pacifico dove fu combattuta una guerra prettamente aereo-navale e non
soltanto navale) scaturisce la chiara dimostrazione che, quando si parla
di potere marittimo, si deve intendere potere aereo-marittimo, quando si parla
di nave come mezzo bellico, si deve intendere il binomio inscindibile nave-
aereo" 09>.
Il Ronconi parlò di potere aeromarittimo. Ci sarà pure qualche ragione
se nessuno, allora, si scandalizzò di questo termine peraltro, al tempo, già
tutt'altro che nuovo. Giova mettere l'accento sulla complessità del proble-
ma dei convogli, e ribadire che non fu solo un fatto logistico o operativo
marittimo ma coinvolse oltre che le forze aeree tedesche e il Ministero del-
le comunicazioni, tutte e tre le Forze Armate italiane e la loro impostazio-
ne e preparazione, nella fattispecie estremamente carente, fino a far
affermare al Macintire (e il suo traduttore e prefattore ammiraglio Aldo
Cocchia, Capo Ufficio Storico Marina, concorda) che:
''Entrambe le parti avevano da risolvere il problema del traffico dei convo-
gli di rifornimento che, per quanto non fossero seriamente minacciati dalle
forze di superficie nemiche, erano pur sempre gravemente in pericolo per
gli attacchi che provenivano da sopra e da sotto la superficie del mare. Il
problema non si sarebbe modificato molto nemmeno se le due squadre da
battaglia fossero state eliminate tutt'e due, come, a dire il vero, era avve-
nuto per la Mediterranean Fleet. Il successo o il fallimento delle navigazio-
ni dei convogli mediterranei dipendevano in massima parte dalla efficacia
delle difese antiaeree e antisommergibili e dall'entità delle perdite che gli
attaccanti aerei e subacquei erano in grado di sopportare per il raggiungi-
mento dei loro obiettivi'' < 2 Dl.
(19) R. Ronconi, "Le teorie del Douhet e di Rougeron all'esame critico dell'ultimo con-
flitto", Rivista Marittima n. 2/1949.
(20) D. Macintire, La battaglia del Mediterraneo, Firenze, Sansoni, 1965, p. 122. Giudi-
zio condiviso anche dall'ammiraglio Iachino nel suo libro Tramonto di una grande
Marina, Milano, Mondadori, 1959, p. 254-255. Divergente invece il giudizio coe-
vo di Supermarina che in un documento del 14 gennaio 1943 riteneva ancora le
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