Page 248 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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in tutta la sua ampiezza nella guerra d'Etiopia. Il generale Fidenzio Dal-
l'Ora (Intendente, cioè Capo dei Servizi logistici, in A.O.) accennando nel
suo libro Intendenza in A. O. (193 7) alla confusione nel porto di Massaua,
verificatasi specie nei primi mesi di guerra, ne riassumeva la causa in tre
parole: "troppi galli in un pollaio".
Il R.D. -legge 13 dicembre 1942, n. 1425, comunque, istituì nel porto
di Napoli alle dipendenze del Comando Supremo (anche questo ha un si-
gnificato) un Alto Commissariato Militare retto da un ammiraglio al qua-
le furono attribuiti tutti i poteri civili e militari (compresa la facoltà di
emanare ordinanze di polizia militare e di disporre - in deroga alle di-
sposizioni amministrative vigenti - i lavori necessari per i servizi del porto
e per la difesa militare). Non ci si poteva pensare prima? Un altro dato
certo, nel quale continuamente ci si imbatte analizzando le operazioni in
A.S., è la scarsa capienza, la scarsa attrezzatura, la deficienza di personale
specializzato ecc. dei porti libici < 22 >. Deficienza generale - cioè per tutti
i porti - che esisteva all'inizio della guerra, e alla quale non si pose mai
radicale rimedio nonostante l'importanza della posta in gioco. Evidente-
mente, non solo tali porti avrebbero dovuto essere convenientemente at-
trezzati, ma si sarebbe dovuto e potuto anche predisporre una task force
di riserva di personale specializzato, strumenti di lavoro, attrezzature ecc.
per provvedere all'immediato ripristino delle preziose infrastrutture dan-
neggiate (il generale Dall'Ora, nel suo libro citato, accennava anche alla
necessità di compiere i necessari lavori ai porti prima delle spedizioni ol-
tremare).
(22) Nell'introduzione al citato libro del Macintire (p. 2) e a p. 117 dello stesso libro
l'ammiraglio Cocchia parla di scarsa capacità ricettiva dei porti libici. Dal Diario
Cavallero (1942) si deducono le preoccupazioni e le difficoltà per la rapida rimessa
in efficienza dei porti della Cirenaica. In data 11 aprile 1942 Cavallero notava che
non veniva sfruttata in pieno la potenzialità dei porti libici, ma Riccardi (la S.M.
Marina) replicava che era un problema di scorte e che per aumentare le possibilità
di scarico a Bengasi si sarebbe dovuto rinunciare alle scorte stesse. Per T ripoli, Ric-
cardi informò che non tutti i piroscafi erano adatti a entrare nel porto. Il Macinti-
re, infine, attribuisce l'ordine impartito ad alcune navi ancora sotto scarico nel porto
di Tripoli di rientrare in Italia per lasciare il posto a un altro convoglio, alla scarsi-
tà di attrezzature del porto e alle numerose interruzioni provocate da attacchi aerei:
ennesima dimostrazione della complessità dei fattori interforze e civili-militari dai
quali dipende l'efficienza e la capacità di movimentazione di un porto, non ricon-
ducibili alle sole infrastrutture di base: molte navi furono inoltre perdute o danneg-
giate in prossimità dei porti, oltre che nei porti stessi.
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