Page 246 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Per altra via, anche questo conferma le tesi del Ronconi sulla trasfor-
                mazione del potere marittimo in aeromarittimo.  A  questo  punto,  non è
                nemmeno un mistero per nessuno che la preparazione e impostazione del-
                la guerra dei  convogli  e le  conseguenti  esigenze  operative,  di  strumenti,
                materiali e mezzi  tecnici,  di  organizzazione dei  porti ecc.  di fatto  erano
                state, negli anni Trenta e fino al  1941, una preoccupazione non certo pre-
                minente delle  tre  Forze  Armate.
                     In particolare, come già accennato trattando del1941, la scarsa fun-
                zionalità della struttura operativa e logistico-amministrativa interforze im-
                pedì quell'impostazione interforze dei trasporti- e dei trasporti marittimi
                in particolar modo- che si rivelò indispensabile. L'associazione convogli-
                Marina è infatti impropria. Per organizzare un convoglio, occorre venire
                a capo in tempi ristretti- conducendoli a un unico fine- di una serie
                assai complessa di problemi tra di loro connessi: scorta aerea e navale (ita-
                liana e tedesca),  difesa  antiaerea  dei  porti, scelta  del naviglio mercantile
                (italiano e tedesco), suo carico e scarico, infrastrutture portuali, mano d'o-
                pera dei  porti, attrezzature degli  stessi,  raccordi ferroviari  e afflusso  dei
                materiali nei porti, priorità nel carico di mezzi, materiali e personale delle
                tre Forze Armate, rapido decongestionamento dei porti di arrivo, partico-
                lari accorgimenti per il lavoro  notturno  nei  porti, loro  rapido  ripristino
                in caso di danni o bombardamenti aerei, tutela del segreto. Come si può
                venire a  capo  di  questa serie di  esigenze,  senza  una stretta integrazione
                di sforzi operativi e logistici tra Forze Armate e senza organismi misti con
                autonoma  e  pronta  capacità  decisionale?
                     Prima di addentrarci nella problematica specifica dei convogli, è be-
                ne sottolinearne pesanti implicazioni operative e logistiche. L' espugnazio-
                ne  della  fortezza  di  Tobruk nel  giugno  1942  segnò  apparentemente,  al
                momento, il culmine delle fortune dell'Asse,  perché creò le migliori pre-
                messe anche logistiche per l'avanzata verso  il  Canale di Suez.  A parte la
                disponibilità del porto, la conquista delle numerose risorse logistiche che



                (segue  nota)
                    navi da battaglia "essenziali per la condotta della guerra in  mare", attribuiva le limita·
                    zioni alloro impiego a fattori "esterni"  nei quali stranamente non compariva il car·
                    burante  (mancanza  di  scorte aeree  e  navali,  mancanza  di  radiolocalizzatori  ecc.)
                    e riteneva che il nucleo da battaglia "sarà senza dubbio fattore importantissimo nelle trat-
                    tative di pace"  (Ufficio Storico Marina Militare, d'ora in poi U.S.M.M., La Marina
                    italiana nella seconda guerra  mondiale, Vol. XXI Tomo II, Roma,  1975, p.  131-132),
                    lasciando così  intendere che le  corazzate  non erano  più uno  strumento operativo
                    spendibile.


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