Page 249 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Che si trattasse di una più che sacrosanta esigenza è dimostrato dalla
           descrizione  lacunosa  ma  significativa  che  un  autore  coevo,  il  Minoletti,
           fece dei sistemi britannici adottati nel 1939-1940 per ottenere il massimo
           rendimento dal naviglio mercantile < 2 3l.  In sintesi: a) formazione da parte
           del Ministero del Lavoro  di  un corpo  permanente di  lavoratori  portuali
           che si impegnassero a tenersi pronti per essere trasferiti da un porto all'al-
           tro per fronteggiare ogni eventualità; b) costituzione da parte del Ministe-
           ro della Guerra di Stevedore Battalions per le  necessità portuali di carattere
           militare;  c)  costituzione nei porti da parte del Ministero dei Trasporti di
           un apposito comitato (Port Emergency Committee) per prevenire le congestio-
           ni di merci, con facoltà di designare il mezzo di trasporto che le ditte im-
           portatrici  dovevano  usare  per  sgomberare  entro  48  ore  il  porto;  d)
           designazione, nei principali porti nazionali e oltremare, di un Port Convoy
           0/ficer incaricato sia del raggruppamento delle singole navi, una volta com-
           pletato il carico, e della organizzazione dei convogli, sia della rapida asse-
          gnazione a ciascuna nave di un posto di accosto, del sollecito scarico della
           nave  e  del  rapido  imbarco  del  nuovo  carico.
               Nulla  di  simile avvenne in  campo italiano.  Non essendo  mai  stata
           dichiarata la  mobilitazione generale,  i  porti e il  relativo  personale  civile
           non furono  militarizzati,  e per espresso  intervento  dell'Autorità politica
           i Comandi di Piazza Marittima non assunsero -  come previsto dalla leg-
          ge  -  anche  i  poteri  civili,  che  rimasero  di  competenza dei  Prefetti  (re-
           sponsabili tra l'altro anche della protezione antiaerea). Nei principali porti
           rimase la sovrapposizione e il dualismo- al quale si rimediò con accordi
           e ripartizioni di compiti a livello locale -  tra Commissioni di Allestimen-
           to  e  Imbarco  (alle  dipendenze  dei  Comandi  territoriali  marittimi  e  con
           rappresentanti dell'Esercito) e Uffici Imbarchi e Sbarchi (alle dipendenze
           delle  Delegazioni  territoriali  trasporti  dell'Esercito  e  con  rappresentanti
           delle altre Forze Armate). I lavoratori portuali, con un provvedimento che
          la storia ufficiale della Marina definì  "tardivo", furono militarizzati solo
          il 31  maggio  1943, "allo scopo  di assicurare la presenza a/lavoro del personale
          addetto  al carico  e scarico  dei  piroscafi"  (esigenza  che  sussisteva  anche  nel
           1942  !) (24).



          (23)  B. Minoletti, La marina mercantile e la seconda guet·ra mondiale, Torino, Einaudi, 1940,
               p.  70-71  e  93-94.
          (24)  U.S.M.M., La Marina Italiana nella seconda guerra  mondiale,  Vol. XXI, Tomo II, cit.,
               p.  382.


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