Page 258 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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delle 1367 navi per 3.396.000 t di tonnellaggio totale, all'inizio della
guerra erano disponibili nel Mediterraneo 1145 navi per 2.169.990 t,
delle quali però soltanto 533 navi per 1.806.000 t impiegabili in ma-
re ristretto. Di tali navi, 320 erano da carico e 92 cisterna. Ne risulta-
rono requisite o noleggiate per esigenze militari - sempre all'inizio
della guerra - solo 330 per 602.000 t;
il 31 dicembre 1941 la consistenza del naviglio mercantile nel Medi-
terraneo era scesa a 1032 unità per 1.545.000 t, con una perdita di
260 unità per 837.000 t. La perdita fu del38%, compensata solo per
il 9% dalle nuove introduzioni in servizio; 1
al 31 luglio 1943 erano ancora effettivamente impiegabili nel Medi-
terraneo solo 210 navi per un totale di 565.000 t;
nel maggio 1945, alla fine della guerra, il naviglio ancora utilizzabile
era ridotto a 193 unità per 384.000 t, cioè il 10% del tonnellaggio
disponibile nel giugno 1940. Furono perciò perdute, durante la guer-
ra, 2248 navi per 2.777.000 t;
solo dopo l'armistizio, con Bando del 7 ottobre 1943, venne ordinata
la requisizione di tutto il naviglio battente bandiera italiana esercitan-
te traffici liberi <48)_
Un altro elemento non secondario da considerare furono le caratteri-
stiche del naviglio. Trattando del1941, si è già messo in evidenza la grave
carenza di navi specializzate per trasporto di materiali speciali (carburan-
ti, munizioni, automezzi ecc.) che influì sulla possibilità di utilizzare la
capacità di carico teorica delle navi, e ancora di più sulla rapidità delle
operazioni di movimentazione nei porti, fattore questo di vitale impor-
tanza. Va anche ricordato che furono i materiali di commissariato (viveri,
vestiario, navi varie) e le munizioni ad assorbire la parte maggiore del ton-
nellaggio (il 50% circa), cosa tanto più di rilievo visto che si trattava di
alimentare anche la popolazione civile in Libia. Il citato volume sulla dife-
sa del traffico con l'A.S. mette inoltre in rilievo che, a fine 1942,
"l'elemento più dannoso alla sicurezza della navigazione era la lentezza
della grandissima parte del naviglio disponibile, dopo la falcidia subìta
in ormai due anni e mezzo di guerra, per cui la quasi totalità dei convogli
non poteva marciare che a 7-8 nodi. Ciò rendeva molto lunga la perma-
(48) U.S.M.M., op. cit., Vol. XXI, Tomo II, p. 177-191.
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