Page 262 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Per il resto, i numerosi dati statistici citati dimostrano che se si con-
                sidera solo il tonnellaggio globale di materiali e il numero totale di uomini
                trasportati e perduti nei tre anni di guerra si giunge a errate considerazio-
                ni sulla diversa quantità e qualità di  naviglio avviata in Libia nelle varie
                fasi  della guerra dei convogli. Infatti, restringendo l'esame a tali dati non
                si  tiene conto  delle  diverse  fasi  della guerra,  dei  tempi,  di  quanto partì
                nelle varie fasi,  della qualità delle perdite, di quanto rimase dopo di esse
                di ciascun materiale, della situazione operativa, delle cause vicine e lonta-
                ne che determinarono le perdite e dei loro riflessi immediati. Nei tre anni
                di  guerra  i  momenti  di  crisi  dei  trasporti vanno  ristretti  a  meno  di  un
                anno: per tutti i restanti due anni, poté affluire in Africa quasi tutto quel-
                lo che partì.  Di qui la scarsa attendibilità e lo  scarso significato di  dedu-
                zioni statistiche riferite a un periodo troppo ampio o troppo ristretto (ad
                esempio:  un mese,  o  uno  o  più anni).
                     È vero che -  come dice il  Cocchia -  le perdite nei mesi di luglio-
                settembre 1942 erano ancora tollerabili ma esse  erano in costante, forte
                e irreversibile peggioramento nei mesi successivi, cosa che deve essere con-
                testualmente considerata. Che cosa precisamente è stato affondato in quei
                mesi? È un'altra domanda ineludibile. La  risposta è chiara: sono stati af-
                fondati soprattutto i soliti carichi di munizioni, carburanti, automezzi ecc.
                che gli  inglesi  erano  maestri  nello  scegliere  e colpire (5 5 l.  La  capacità  di
                scarico  dei  porti della  Cirenaica  dipendeva,  come  si  è visto,  dall'azione
                dell'aviazione inglese e da problemi di scorta ( 56 l.  Infine, nelle sue memo-
                rie Kesselring scrisse che "l'affondamento di una nave cisterna da 4000 a 6000
                t rappresentava una perdita irreparabile"  e citò l'affondamento di una nave
                cisterna fuori dal porto di Tobruk, che da solo compromise l'azione offen-
                siva  di  Rommel  da el-Alamein (5 7l.



                (55)  Rommel scrisse riferendosi alla data 8 settembre 1942: "Gli approvvigionamenti per-
                    venutici durante i primi otto  mesi del1942 ammontavano a  120.000 t,  pari soltanto al40
                    per cento  del nostro fabbisogno  minimo.  Il tonnellaggio perduto  era in  continuo  aumento e un
                    numero sempre  minore di navi era avviato dagli  italiani sulle rotte per l'Africa ...  La cifra
                    degli affondamenti aumentava incessantemente ...  Dieci navi erano state affondate dal nemico
                    da febbraio alla fine di luglio;  ma fra la fine di luglio e la metà di ottobre ne furono affondate
                    venti"  (Cfr.  D.  Macintire,  op.  cit.,  p.  257).  Queste  cifre  non  sono  contestate  dal
                    Cocchia.
                (56)  Il Macintire richiama l'attenzione (p.  251 e 261) sull'arrivo in Libia di sole 3 navi
                    mercantili (con 1500 t di materiale bellico) sulle  10 partite (con 10.000 t di carbu-
                    ranti) tra il 25  e il  30 agosto  1942, e inoltre sulle  forti  perdite dell'ottobre  1942
                    (40%  di mercantili affondati;  giunte in  Libia  20.000  t  di  materiali  su  32.000 e
                    meno  di  4000 t  di carburante su  10.000).
                (57)  A.  Kesselring,  op.  cit.,  p.  113.


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