Page 263 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Per questo dall'esame degli avvenimenti del 1942 (ivi comprese la
disponibilità e le caratteristiche del naviglio· mercantile e le costruzioni na-
vali) si deve constatare che, purtroppo, in sede storica non si può parlare
di successo della Regia Marina, né nella guerra dei convogli né nelle co-
struzioni navali. Un ipotetico successo andrebbe se mai ripartito in cin-
que: Marina (Militare e Mercantile) italiana e tedesca, Aeronautica italiana
e tedesca, Esercito italiano (che, oltre ad essere l'utente, era coinvolto an-
ch'esso nell'organizzazione dei convogli e porti e nella loro difesa). Lo stesso
vale per l'insuccesso, che non è stato solo della Marina ma va ripartito
tra tutti i protagonisti, ai quali peraltro si deve dare atto del massimo
impegno.
Un ipotetico successo significherebbe che ... la guerra l'hanno perdu-
ta solo le forze terrestri. E poiché la guerra è stata sicuramente perduta
dall'Italia, significherebbe anche che le vicende della guerra sul mare -
da tutti riconosciute fondamentali - hanno avuto scarsa influenza, op-
pure che nel 1943 le forze anglo americane avevano perduto la guerra dei
convogli, quindi non si capisce perché sono poi riuscite a sbarcare con
forze aeronavali strapotenti in Sicilia e sul Continente. Come può essere
un successo una lotta, dove il naviglio maggiore rimase sempre in porto
e non esercitò dal 1942 in poi nessuna influenza per mancanza della cor-
nice che sarebbe occorsa per la sua difesa e il suo impiego, mentre il navi-
glio mercantile subì nel 1945 una decurtazione del 90% e il naviglio sottile
-a fine 1942 -del 50%?
Un ultimo aspetto da considerare sono le costruzioni navali nel
1940-1943. Della loro inferiorità sotto l'aspetto tecnologico si è già detto.
All'atto dell'armistizio erano allo studio perfezionati congegni, che però
non entrarono mai in funzione (mentre la guerra dei convogli in Atlantico
si combatté, appunto, a colpi di tecnologia). È un fatto positivo che esse
abbiano superato largamente le previsioni del periodo anteguerra, ma questo
significa anche che tali previsioni erano errate per difetto. Per il naviglio
militare si deve sottolineare il forte scarto tra naviglio impostato e navi-
glio entrato in servizio, l'insistenza nel continuare fino all'ultimo la dispen-
diosa costruzione di naviglio sempre più inutile (come le corazzate e -
almeno dal 1942 in poi -le stesse portaerei), la mancata entrata in servi-
zio di tali navi. Tutti elementi che, oltre alle note carenze di manodopera
e di materie prime, fanno pensare a un indirizzo che non tenne sufficien-
temente conto delle effettive esigenze della guerra e a eccessiva lentezza
dei sistemi di lavorazione dei cantieri, anche a prescindere dalle materie
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