Page 259 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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nenza in mare, facilitava l'attacco dei sommergibili che anche immersi po-
                   tevano spostarsi con velocità press'a poco eguale a quella dei convogli,  ren-
                   deva  impossibile  evitare  i siluri con  rapide  manovre'' (49).

                Il citato volume affronta anche il problema della  sotto-utilizzazione
           della capacità di carico delle  navi, e lo affronta in modo da dimostrare,
           di per sé, l'inconsistenza di talune affrettate interpretazioni, che attribui-
           scono l'inconveniente semplicemente all'inesistenza di materiali da traspor-
           tare  nei  porti di  partenza:
                   ''Poiché furono trasportate 4 33.000 tonnellate di materiali, la portata di-
                   sponibile fu  utilizzata per il 24, 7%.
                   Un armatore, con la mentalità commerciale del tempo di pace, giudichereb-
                   be fallimentare una così bassa utilizzazione della portata del proprio navi-
                   glio.  Ma in tempo di guerra - e in quale fase acuta della guerra durante
                   l'inverno 1942-43!- una quantità di elementi perturbatori, in parte già
                   citati,  intervennero a impedire che le  navi fossero  meglio  utilizzate,  dimi-
                   nuendo così anche il numero dei piroscafi-viaggio e quindi i rischi delle tra-
                   versate:
                                           ·,-.
                      ritardi  nell'approntamento  dei  carichi;
                      lentezza delle operazioni di carico e di scarico per effetto dei bombarda-
                      menti aerei;
                      conseguente  necessità,  di fronte  all'urgenza quasi sempre  incombente,
                      di far partire piroscafi con quel che avevano a bordo, sia per non tener-
                      li troppo a lungo esposti alle offese aeree sui porti, sia per non ritardare
                      l'arrivo a destinazione di almeno un'aliquota di ciò che era di  volta
                      in  volta  richiesto  dalle  autorità dell'Esercito.
                   La globale percentuale del 24, 7%  di utilizzazione della portata risulta
                   grosso  modo,  così  ripartita  nei  vari  mesi:  il 20%  in  novembre,  quando
                   la fretta d'inviare materiali combinata con la necessità di provvedere an-
                   che per la  Libia non permise di caricare soddisfacentemente ogni  nave in
                   partenza,  a meno di non aspettare un  numero di giorni incompatibile con
                   l'urgenza dell'invio;  il 30-35.%  in  dicembre  e gennaio;  il 50%  da feb-
                   braio in poi, quando il crescente numero delle unità danneggiate o affonda-
                   te  in  porto...  obbligava  a  caricare  di  più  le  unità  rimaste  indenni,
                   trasbordandovi colla massima sollecitazione parte o tutto il carico di quelle
                   dello  stesso  convoglio  in  via di formazione  colpite dalle  bombe aeree" (SO).


           (49)  U.S.M.M.,  La difesa ... ,  cit.,  p.  173.
           (50)  lvi,  p.  49.


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