Page 261 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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venne tassativamente esclusa dallo stesso ammiraglio Sansonetti (deus
ex machina della Marina nel settore) la possibilità di organizzare -
come facevano gli inglesi - grossi convogli, che avrebbero dato mi-
nor rendimento perché da una parte non sarebbe stato possibile di-
fenderli bene di notte (ove gli inglesi avevano nettissima superiorità
grazie alle loro tecnologie) e dall'altra non avrebbero consentito un buon
sfruttamento dello scarso naviglio di scorta e mercantile < 5 3l;
piccoli convogli o navi isolate avevano perciò maggiori probabilità di
salvezza. Essi, dopo la conquista della Cirenaica, furono consigliati anche
dalla scarsa capienza di quei porti (Bengasi, Tobruk, Derna) che avrebbe
imposto alle navi di sostare fuori dal porto esponendosi a pericoli di
attacchi aerei e sommergibili. I predetti porti, erano, inoltre, spesso
soggetti all'offesa aerea;
l'utilizzazione dei porti della Cirenaica spesso non era possibile, an-
che per deficienza di naviglio di scorta;
le piccole navi sfuggivano facilmente ai siluri, avevano sufficiente di-
fesa aerea, difficilmente potevano essere colpite nei porti, consentiva-
no grande rapidità di carico e scarico anche fuori dai porti. Il ricorso
a navi isolate o piccole navi era dunque un espediente necessario e
obbligato data la situazione <54)_
In conclusione, le precedenti affermazioni del Macintire sulle respon-
sabilità della Marina ed Aeronautica italiane incapaci di arrestare l'ali-
mentazione di Malta nel giugno 1942 sono semplicistiche. Al tempo stesso,
non sono del tutto condivisibili nemmeno le affermazioni del Cocchia. Sia
quest'ultimo che il Macintire non hanno considerato la complessità del
problema convogli, dove le forze navali e/o aeree italiane erano solo una
delle tante pedine: se non altro, ad esse andavano aggiunte quelle tede-
sche. Nel maggio-giugno 1942 la superiorità delle forze aeronavali dell'Asse,
se si tiene conto di tutti i fattori a cominciare dall'arretratezza tecnologica
di quelle italiane, si era già ridotta di molto. Non vi è dubbio che colpire
13 navi inglesi su 15 era stato un successo, anche se né allora né tanto
meno dopo si riuscì ad impedire l'alimentazione di Malta.
(53) lvi, p. 574 e 577-578.
(54) Cfr. anche le valutazioni del Maresciallo Kesselring, Memorie di guerra, Milano, Gar-
zanti, 1954, p. 106 e 113.
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