Page 267 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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l  reggimento artiglieria motorizzato (2 gruppi da 75/27; 2 gruppi
                   da 100; l  gruppo controcarri con pezzi da 75 oppure 88 e l grup-
                   po controaerei da 20). Pertanto l'artiglieria comprendeva anche il
                   calibro 100/17 (preda bellica 1918) e aumentata di un gruppo, più
                   il gruppo controcarri (nuovi pezzi da 75  oppure 88) e quello con-
                   troaerei  (la  vecchia  e  ormai  superata  mitragliera  da  20 mm);
                   l  battaglione genio  (senza  automezzi);
                   sezioni  sanità e sussistenza  (senza  automezzi).
                 Furono anche introdotti semoventi da 75/18 e da 47/32, autoblindo
            con mitragliatrici e cannoni da 20 mm, pezzi da 75/18, e venne migliora-
            to il vestiario e l'equipaggiamento individuale. Tuttavia, con una siffatta
            Grande Unità di base ''il deserto conserva per le nostre truppe il suo paralizzante
            valore", come scrisse il generale Roatta. La nuova divisione rimase adatta
            a  svolgere  -  se  ben rifornita  -  solo  funzioni  di  arresto,  non di  movi-
            mento: anche perché i pochi materiali moderni previsti nell'organico spesso
            non erano effettivamente disponibili, così come non erano spesso  dispo-
            nibili gli automezzi ai livelli  superiori, dei quali la  divisione aveva biso-
            gno  per spostarsi  e  combattere < 64>.
                 Un altro capitolo riguarda la  poca rispondenza dei materiali (a  co-
            minciare  dagli  automezzi  e  trattori)  alla  guerra  nel  deserto.  Degli  auto-
            mezzi,  solo  il  "Lancia 3 RO"  pesante diede buona prova (continuava a
            mancare un automezzo di squadra; le  autoambulanze  non  erano  idonee
            a muovere nel deserto e i nostri reparti corazzati dovevano ricorrere a cin-
            golati catturati per lo sgombero feriti;  le  autobotti e  autocisterne  erano
            scarse e erano prese di mira dall'aviazione inglese; mancavano tanichette
            da 20 litri per la benzina sul modello inglese e tedesco, mancavano forni
            per  il  pane e  cucine  mobili  a  nafta  ecc.).
                 Le vecchie artiglierie da 75/27 con gomme in electron, nate per esse-
            re ippotrainate, si rivelarono poco resistenti se autotrainate per lunghi per-
            corsi.  Le  autoblindo  "AB41"  erano  ritenute  buone,  ma  con  organi  di
            trasmissione troppo delicati a causa del congegno per l'inversione di mar-
            cia; il carro medio "M/13" si  rivelò poco rustico e il nuovo carro "L/6"
            non venne ritenuto impiegabile. Mancavano inoltre, rimorchi e automez-
            zi  per l'autotrasporto  dei  carri su lunghi  percorsi,  e  questo  aumentò  la
            percentuale di inefficienze  per logorìo  di  cingoli  e  motori  e  diminuì  di
            molto  il  rendimento  operativo  delle  unità  carri.



            (64)  M.  Roatta,  Otto  milioni  di  baionette,  Milano,  Mondadori,  1946,  p.  46 e  111-112.


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