Page 324 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Il  25  giugno i  marescialli  Cavallero,  Bastico,  Kesselring e  Rommel
                si incontrarono a Derna. Cavallero, pur sapendo che a Roma ed a Berlino
                era già stato accantonato il progetto "Hercules", volle insistere sostenen-
                do che finché Malta "viveva" in mezzo al Mediterraneo non sarebbe stato
                possibile concludere nulla.  Kesselring cercò  di  essere convincente.  I casi
                erano due:  l'avanzata continuava ed in  otto-dieci giorni giungeva ad el-
                Alamein,  quindi in  quel lasso di tempo non c'era  nulla  da fare  a  Malta;
                oppure l'avanzata si arrestava sulle posizioni di confine ed allora si ripren-
                devano i bombardamenti su Malta, si riattivavano i rifornimenti e si rico-
                minciava ad avanzare con i rifornimenti ricevuti. La preferenza per la prima
                alternativa  era  ovvia <3 8>.
                    Meritano  rimarco le  posizioni personali  dei  principali protagonisti
                fino  a  questo punto. Rommel intendeva risolvere la partita e non faceva
                mistero di voler arrivare al Cairo. Hitler, per nulla persuaso circa l'impre-
                sa di Malta, lo appoggiava apertamente. Mussolini si era volentieri lascia-
                to trascinare dall'entusiasmo e dalla prospettiva di entrare in Egitto come
                conquistatore.  Kesselring era passato  dalla  netta  preferenza per l'imme-
                diato inizio dell'Operazione "Hercules" alla convinzione che, purtroppo,
                date le  circostanze fosse  preferibile proseguire fino  ad el-Alamein:  per il
                momento non si era in grado di neutralizzare Malta; esistevano alcune dif-
                ficoltà per spostare ad oriente le basi aeree, pur potendo mettere l'aviazio-
                ne  in  misura  di  appoggiare l'armata corazzata;  il nemico  non  era  stato
                annientato in Marmarica e più arretrava più migliorava la propria situa-
                zione;  un'avanzata fino  al  Canale presentava il  rischio  di un nuovo con-
                fronto in condizioni di  inferiorità per l'Asse. In definitiva, assolutamente
                no ad un'offensiva a fondo, sì a continuare sino alla stretta di  el-Alamein.
                Cavallero teneva molto a  Malta, ma sapeva che l'orientamento di Hitler
                e di Mussolini a favore di Rommel era ormai irreversibile, perciò accettò
               la tesi di Kesselring: sì all'avanzata, ma fino ad el-Alamein, poi si sarebbe
                pensato a Malta. Infine Bastico, il Comandante Superiore in Libia, il qua-
               le, essendosi formato idee chiarissime sulle discussioni con Rommel, spe-
                cialmente se sostenuto da Hitler, si limitava a preoccuparsi della questione
                logistica,  che  ben  sapeva  di  ardua  soluzione.
                    Il  26 giugno  il gruppo di  Capi  Militari  si  recò  al  Comando tattico
                della  Panzerarmee  a  Sidi  el-Barrani.  Cavallero doveva  consegnare a Rom-
                mel  le  direttive  d'ordine di  Mussolini  di  "subordinare  ulteriori progressi  in



                (38)  Ibidem,  data  25.6.1942.


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