Page 326 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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gittata. Fu impressionato dall'apparire in termini gravissimi della crisi del
                carburante, una crisi temuta ma non ritenuta tale da dover interrompere
                una battaglia. L'insuccesso apparve decisivo.  Non avendo vinto, non era
                più sperabile vincere  se  non con  un intervento  massiccio  del  Comando
                Supremo e dell'O.K.W.  E purtroppo, se  Roma  oscillava fra  l'ottimismo
                e l'impotenza, Rastenburg concentrava ogni attenzione su Stalingrado. Con
                tutto ciò ovunque esisteva la fiducia di poter infrangere un'offensiva del-
                l'VIII Armata. Nel mese di ottobre tale fiducia si rafforzò ad ogni livello,
                naturalmente dando per scontato l'arrivo di rinforzi, complementi, mezzi
                e  materiali.
                     È a questo punto che venne commesso il secondo errore, dopo quello
                dell'abbandono dell'impresa di Malta, e la sua responsabilità prima risale
                proprio a Rommel.  Non nutriva dubbi sulla sicurezza dell'Armata e tra-
                scurò l'opportunità di studiare l'arretramento delle truppe per il caso peg-
                giore,  quello  che  lui  solo  nella  terza  decade  di  luglio  aveva  sollevato,  e
                nemmeno si soffermò a scegliere orientativamente fra manovra ritardatri-
                ce e manovra di ripiegamento. Fu una grave omissione. Non appena co-
                minciata  la  terza  battaglia  di  el-Alamein,  Rommel,  rientrato  d'urgenza
                dall'Europa a causa della morte del generale Stumme, che l'aveva sostituito,
                si rese immediatamente conto trattarsi di una lotta senza speranza. Chiese
                aiuto a Roma ed a Rastenburg affermando esplicitamente che il Nord Africa
                si  sarebbe  conservato  o  perduto  sulle  posizioni  di  el-Alamein.
                     Il  30 ottobre -  Rommel era tornato  nel  tardo pomeriggio  del  25,
                la battaglia era iniziata la  sera del 23 -  Rommel parlò di "ritirata"  per
                salvare l'Armata corazzata italo-tedesca. A giudizio di tal uno, a partire dal
                Comando Supremo e dall'O.K.W., occorreva irrigidirsi in un'accanita re-
                sistenza  ad oltranza,  essendo  quella  la  migliore  posizione  esistente  oltre
                confine. Secondo altri, invece, una tempestiva manovra in ritirata rappre-
                sentava l'unica possibilità  di  far  cadere  nel vuoto l'offensiva  britannica
                e di salvare buona parte dell'Armata. I primi preoccupati rapporti di Rom-
                mel destarono scetticismo e critica.  Per Cavallero egli  era allarmista,  per
                Kesselring indeciso, per Goring pessimista, per Barbasetti (Capo della De-
                legazione del Comando Supremo in Africa settentrionale) incerto. L'O.K.W.
                taceva.  Rommel chiese  di  parlare con Cavallero,  ma questi  non ritenne
                recarsi  all'appuntamento.  Poi  le  cose  precipitarono.
                     È nota  la  sequenza:  il  2  novembre  cominciò l'Operazione  "Super-
                charge" ed all'imbrunire Rommel ordinò la rottura del contatto; poco do-
                po mezzogiorno del 3 giunsero gli ordini perentori di Hitler e di Mussolini,


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