Page 328 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Ciò detto, occorre riconoscere che la minaccia concreta esercitata da
                Malta si limitava, in fondo, all'area del Mediterraneo centrale, oltre i limi-
                ti della quale subentravano le possibilità di offese provenienti dall'Egitto
                e dal Medio Oriente. In definitiva, la completa sicurezza dei nostri convo-
                gli non sarebbe stata acquisita a meno della contemporanea neutralizza-
                zione dei porti e degli aeroporti dell'Egitto e del Medio Oriente (impos-
                sibile),  oppure della  continuità di un efficientissimo  servizio  di  ricogni-
                zione e di  sicurezza  e di un pressoché insuperabile servizio  di scorta ai
                convogli (anche questo impossibile). Perciò, a prescindere dall'aver lasciato
                cadere l'occasione di prendere Malta nell'estate del  1942, si  può conclu-
                dere  che  l'occupazione dell'isola  avrebbe grandemente  agevolato  il  pro-
                blema  dei  rifornimenti  oltremare,  senza  però  risolverlo  del  tutto.
                    Sulla convenienza di dare la priorità a Tobruk c'è assenso unanime,
                visto che i preparativi per l'Operazione "C 3" richiedevano ancora tem-
                po. Invece sullo sfruttamento del successo spinto immediatamente a fon-
                do esiste disparità di vedute. L'innegabile debolezza dell'VIII Armata era
                seducente; la disponibilità del porto di Tobruk e quella, a portata di ma-
                no,  di Marsa Matruh erano  reputate dal Comando Supremo sufficiente
                garanzia ai fini dei rifornimenti; il bottino fatto a Tobruk pareva tale da
                consentire l'irruzione in Egitto senza timori immediati per l'  alimentazio-
                ne  logistica.  Insomma,  spiegò  Rommel:

                       "Questo era un piano che poteva forse  riuscire e meritava di essere tentato.
                       L'operazione non avrebbe in alcun modo messo in gioco l'esistenza dell'ar-
                       mata. Adattandoci alle circostanze, avremmo potuto cavarcela in qualsia-
                       si  situazione'' < 45>.
                     Cavallero e Kesselring soppesavano meglio il pro ed il contra.  A nessu-
                no sfuggiva che regalare un paio di mesi al nemico significava consentirgli
                di  rimettersi  in piedi più forte  di  prima;  e  che più il  nemico  arretrava
                e più migliorava la propria situazione logistica,  mentre per l'A.C.I. T. il
                braccio dei  rifornimenti si allungava pericolosamente.  Quindi entrambi
                erano inclini a sfruttare il successo. Differivano nel fissarne il braccio. Ca-
                vallero avrebbe voluto limitarsi alle posizioni di frontiera; Kesselring pre-
                feriva la stretta di el-Alamein. Si è visto come nella riunione del 26 giugno
                a Sidi el-Barrani Rommel, sostenuto dall'approvazione di Hitler, abbia in-
                fine trascinato tutti ad allinearsi nella corsa sino alla fatale el-Alamein. Il
                generale Navarini, Comandante del XXI Corpo d'Armata, scrisse più tardi:



                (45)  E.  Rommel,  op.  cit.,  p.  171.


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