Page 332 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La risposta del Governo di Vichy a queste attese, quanto all'Italia,
giunse il 13 gennaio allorquando l'ammiraglio Duplat, reduce da Vichy
portò a Torino un Memento del Governo francese al Governo italiano che
enunciava le contropartite che Vichy chiedeva preliminarmente di vedere
realizzate per avviarsi verso una collaborazione più ampia con l'Italia e
con l'Asse. Infatti questo aspetto di dialogo privilegiato, che Torino e Ro-
ma si illusero di mantenere tramite il Duplat con Vichy, non era tale, in
quanto proprio nei giorni precedenti al ritorno di Duplat a Torino vi era-
no stati importanti abboccamenti tra il maresciallo Goring ed il Coman-
dante in Capo delle truppe del Nord Africa, generaleJulin, proprio a questo
riguardo. Inoltre mentre il Memento veniva consegnato alla C.I.A.F., una
serie di documenti dello stesso tono era consegnata a Parigi dal delegato
francese De Boisanger al rappresentante tedesco, vice di Abetz, Hemmen
(prigionieri di guerra, prodotti alimentari, Ostland, carbone, petrolio, ma-
teriale ferroviario, spese di occupazione) ed a Wiesbaden alla C.T.A. (li-
nea di demarcazione, Ostland, controllo sull'attività governativa ed
amministrativa francese, prigionieri di guerra, questioni militari eventua-
li). Il negoziato tornava quindi ad essere nei fatti a tre e non più a due
con l'ovvia pressione di Vichy sull'Italia affinché Berlino acconsentisse a
recedere dalla sua ripetuta intransigenza e l'Italia potesse ottenere così ciò
che pareva stare al centro delle sue preoccupazioni, cioè il libero uso dei
porti tunisini.
Il Memento francese venne presentato a Mussolini il 14 gennaio in un
colloquio con il generale Vacca Maggiolini ed egli constatò subito di ave-
re, alla lettura del documento:
"una prima impressione favorevole poiché la Francia aveva sostanzialmente
ragione nelle sue richieste, che, se ben vagliate, potevano essere, in molta
parte, accolte e perché la risposta francese offriva ampio adito a trattare
ancora".
Ma subito dopo questa constatazione realistica ecco il Duce ripiom-
bare nella sua vecchia ossessione circa i compensi territoriali che egli ve-
deva quale chiave di volta del consenso francese nel futuro "Nuovo Ordine"
dell'Asse. Era chiaro che con un simile discorso la trattativa non poteva
non arenarsi. Pareva persino che nella visione del Duce non la guerra ed
il suo esito fosse in gioco bensì la spartizione del bottino di una vittoria
che si doveva peraltro ancora conquistare.
Anche il discorso di Vichy con la Germania incontrava nel frattempo
crescenti difficoltà. Il Fiihrer si mostrava contrario ad ogni "cedimento"
nei confronti della Francia di Vichy e pareva quindi che l'unico vantaggio
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