Page 336 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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guerra nella quale pure andava collocata l'azione della C.I.A.F.  e le scelte
                 da  farsi.  Non si  trattava ovviamente di  questioni  di  poco  conto  ma  del
                 futuro vitale della C.I.A.F. che certamente viveva male la lunga vigilia di
                 una pace che non arrivava mai e di una vittoria che sembrava sempre più
                 aleatoria, con prospettive ben diverse da quelle che avevano condotto alla
                 sua formazione. Eppure, pur essendo così posta chiaramente la questione
                 nessuna soluzione si manifestò e la pura gestione dell'armistizio impossi-
                 bile  si  trascinava  senza  né  svolte  né  novità.
                     La questione politica emergeva in piena luce ed, anche in questo qua-
                 dro,  i  colloqui che  il Segretario Generale della  C.I.A.F .,  generale Gelich
                 ebbe a Parigi nei giorni 30 e  31  marzo  e  l  0  aprile con molti  esponenti
                 della Commissione tedesca di armistizio con la Francia sono interessanti.
                 Lo spunto degli incontri era l'auspicata armonizzazione della "politica fran-
                 cese" dei due organi dell'Asse, la C.I.A.F. e la C.T.A., dopo la rottura del-
                le trattative a tre di Wiesbaden del 21  dicembre 1941 e dopo il fallimento
                 degli  accordi  stipulati tra Italia e  Francia circa  i  rifornimenti  alla  Libia
                 via Marsiglia e Tunisi (trasporti "Gamma" e "Delta"). Ma, a parte questi
                aspetti, l'insieme dei rapporti con la Francia si trovava, sotto molti aspet-
                ti, condizionato dalle varie situazioni francesi specie per quanto riguarda-
                va la struttura del Governo che a Vichy subiva gli alti e bassi della rivalità
                tra l'ammiraglio Darlan, al potere e Lavai che al potere tornò, quasi con
                 un colpo  di mano il  18 aprile  1942, grazie alla  pressione delle Autorità
                germaniche sullo stesso Pétain. Le caratteristiche della situazione politica
                di Vichy erano abbastanza nuove, vero e proprio frutto di una "situazio-
                ne drammatica" nella quale gli uomini di Vichy del Governo precedente
                vennero  del  tutto  eliminati.
                     Anche se al centro della crisi francese vi era il vecchio problema del-
                l'evoluzione politica generale della  Francia di Vichy va chiarito come in
                queste "novità" francesi  mancassero quasi del  tutto riferimenti all'Italia
                quale interlocutrice. Nel discorso della collaborazione più o meno accen-
                tuata dall'uno o dall'altro protagonista di Vichy ci si riferiva infatti unica-
                mente alla Germania e non all'Asse, e tanto meno all'Italia. Pareva persino
                che  tale assenza  di riferimento all'Italia fosse  accettata dalla Germania e
                ciò induceva Vacca Maggiolini ad amare considerazioni. Pareva che il ''pe-
                so"  della  C.I.A.F.  diminuisse  costantemente  agli  occhi  di  Vichy;  in  tale
                circostanza l'azione della C.I.A.F. non può non essere vista quale reazione
                modesta,  quasi  un'attesa  di  chissà  quali  eventi.  L'attendismo  diventava
                la  parola  d'ordine e le  indicazioni poste ad indicare la futura  "attività"


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