Page 338 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Francia all'Asse in generale, le condizioni nelle quali si trovava ad opera-
re nei confronti di Vichy erano peraltro assai sicure potendo, sia con l'oc-
cupazione, sia con la presenza di oltre un milione e duecentomila prigionieri
francesi in Germania, sia con un certo tornaconto economico, fare un me-
dio affidamento sulla volontà francese a collaborare. Questa collaborazio-
ne appariva gravata peraltro da talune difficoltà che la politica italiana
di rivendicazioni territoriali aumentava ulteriormente. E Vogl aggiungeva
che ''in particolare le rivendicazioni italiane sulla Tunisia erano risentite in ma-
niera estremamente dolorosa in tutto il Nord Africa e nella stessa Francia''. Era
così palesemente messa in crisi una solidarietà circa le rivendicazioni ita-
liane nei confronti della Francia che venivano da parte germanica viste
più con occhi francesi che con simpatia verso l'alleata Italia. Tutto il resto
dell'intervento di Vogl pareva dominato da una certa fiducia verso la Fran-
cia di Vichy quasi fosse il caso di riprendere la politica di Otto Abetz e
dei Protocolli di Parigi. La sua conclusione era cauta ma dava alle tesi
francesi un credito innegabile. La reazione del presidente Vacca Maggioli-
ni alle tesi esposte dal generale Vogl fu estremamente dura, contestando
egli quasi l'intero assetto del ragionamento tedesco e, tanto per comincia-
re, negando che la parte rivendicativa italiana su zone francesi potesse es-
sere minimizzata dalla Germania, essendo essa la parte più sostanziosa
della decisione italiana di entrare nel conflitto. La pervicace animosità fran-
cese contro l'Italia, e contro l'Italia specialmente, era, secondo il Presiden-
te della C.I.A.F., all'origine dell'aggravarsi delle relazioni itala-francesi.
Era una vera e propria dichiarazione di rottura tra le due Commis-
sioni visto poi che la C.I.A.F. non faceva mistero del flirt che a Parigi co-
me a Vichy i tedeschi tentavano, anche con un certo successo, presso le
Autorità francesi cadendo spesso nella trappola francese di volere contrap-
porre la C.T.A. alla C.I.A.F. Era una politica del pendolo di segno identi-
co ma opposto a quella che aveva favorito l'Italia in contrapposizione alla
Germania nell'episodio degli accordi di Natale sui trasporti "Delta" e
"Gamma". Proprio per queste considerazioni il generale Vacca Maggioli-
ni metteva in guardia i troppo creduli tedeschi della C.T.A. contro gli in-
ganni francesi e contro gli equivoci connessi alla stessa politica di Vichy
nei confronti dell'Asse. Il pensiero della C.I.A.F. espresso dal suo Presi-
dente si formulava anche contro colpevoli ignoranze da parte germanica
delle reali condizioni dei rapporti itala-francesi troppo spesso sacrificati
sull'altare di una pseudo adesione di Vichy alla politica dell'Asse, cioè di
Berlino. L'intransigenza italiana ribadita nel convegno sottolineava inve-
ce, nei riguardi della Francia e dei francesi, un atteggiamento ispirato a
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