Page 339 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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prudente attesa ed a marcata diffidenza, volto a mantenere la Francia in
            uno stato di incertezza e di timore per l'avvicinarsi della "inevitabile resa
            dei  conti".

                 Ovviamente, a livello ufficiale, tutte le differenze furono nascoste ed
            il comunicato  finale  dell'incontro  esaltava la  inevitabile  concordanza di
            vedute  riscontrate  tra  le  due  Commissioni.
                 Il convegno di Friedrichshafen si concluse così con una constatazio-
            ne del mancato accordo tra le due Commissioni e della durezza delle posi-
            zioni  italiane si  ebbe un'eco positiva allorquando il Duce ricevette il  21
            giugno  il  Presidente della  C.I.A.F.  In quella  occasione Mussolini si inte-
            ressò marcatamente alle dichiarazioni tedesche circa le rivendicazioni ita-
            liane nei  confronti della Francia ed ebbe,  dopo averli  ricevuti,  parole di
            elogio per i tre Appunti realizzati dalla C.I.A.F. all'intenzione della C.T.A.
            e  delle  Autorità di Berlino.  Il fatto  che anche in questa conversazione il
            Presidente abbia confermato al Duce le vecchie posizioni di quest'ultimo
            e che questi abbia confermato a sua volta l'indirizzo politico della C.I.A.F.
            faceva  peraltro  ripiombare l'intero  problema  dei  rapporti  itala-francesi
            in un vicolo cieco in cui l'unico riferimento era l'armistizio di Villa Incisa
            ed il rapporto vincitore-vinto  che in alcuni  periodi precedenti parevano
            essere stati  "definitivamente"  superati in vista  di un  nuovo  regime  nel·
            l'ambito  dell'Asse.
                 Non si deve peraltro credere che queste prese di posizione delle due
            potenze  dell'Asse  portassero la  Francia a  rivedere  la  propria  posizione;
            fin de  non  recevoir o sottile gioco germanico contro l'Italia, il fatto  è che le
            relazioni  con l'Italia si  avviarono  stabilmente verso  una aperta crisi  che
            numerosi  segni  manifestarono in  piena luce.  I  colloqui  con  Duplat (del
            24 luglio, del 5 agosto e dell' 11 agosto) sono prove di un certo aggravarsi
            di una crisi che invano si cercava di nascondere: il tono di Vacca Maggio-
            lini  era  duro;  quello  di  Duplat severo.  Le  fasi  specifiche  di  questa  crisi
            sono molte e fanno  realmente parte di una politica di guerra di punture
            di spillo che la parte francese  attuava con grande efficacia,  sia giocando
            la carta della sua "amicizia" particolare con le Autorità germaniche, cer-
            tamente più delle italiane, propense ad un accordo con i francesi vista l' am-
            piezza  della  loro  presenza,  sia  rendendo  il dialogo  con le  Autorità della
            C.I.A.F. irto di difficoltà e di problemi con una crescente richiesta di su-
            peramenti  del testo  armistiziale.
                 Evidentemente una simile discrepanza tra due "alleati" a  proposito
            di una questione fondamentale per lo  schieramento militare europeo del-
            l' Asse  non  poteva essere  lasciata  a  lungo  sussistere  senza  che  dall'una  e


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