Page 341 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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nuncio delle prime operazioni di occupazione della Provenza l'intero pre-
            supposto dei rapporti itala-francesi veniva ad essere messo in discussione:
            la liquidazione dell'esercito dell'armistizio subito deciso dalle Autorità ger-
            maniche e italiane confermò la volontà dell'Asse di non volere rispettare
            la vecchia politica di attesa che aveva  fino  ad allora fatto  da sfondo alle
            attività armistiziali sia della C.T. A.  sia della C.I.A.F. Anche l'ipotesi lon-
            tana di una Francia neutrale ed equidistante cadeva di fronte ai segni evi-
            denti di una netta coalizione anti-Asse che sembrava pervadere il popolo
            francese  tutto.
                 La decisione delle massime Autorità dell'Asse dell'occupazione mili-
            tare della  "zona libera", soggetta fino ad allora alla sola autorità del Go-
            verno di Vichy ed interessata solamente all'attività di controllo armistiziale
            svolta dalla C.I.A.F. e dalla C.T.A., sconvolse non poco gli assetti politici
            della Francia. Anche se l'ingresso delle truppe dell'Asse veniva annuncia-
            to  con una speciale  comunicazione di Hitler a  nome anche dell'Italia  in
            data 11  novembre destinata al maresciallo Pétain, non mancarono reazio-
            ni concrete di preoccupazione e di amarezza con l'Italia, anche perché alla
            penetrazione militare dell'Asse si accompagnò subito la "liquidazione" del
            cosiddetto Esercito di transizione che il Governo di Vichy aveva, d'intesa
            con le  Autorità armistiziali,  creato  nella  zona  libera  del  paese.
                 Intanto gli  sviluppi  negativi  delle  attività militari delle  truppe del-
            l'Asse,  sia  in Russia,  sia  nel Nord Africa,  davano  ancora  più mordente
            e speranza alla  popolazione  francese  la  quale  interpretò  rapidamente la
            decisione germanica ed italiana come l'ultimo atto di un'attesa liberazio-
            ne. Il fatto poi che, contemporaneamente all'occupazione, l'Italia insistes-
            se  nuovamente  nella  sua  vecchia  richiesta  di  uso  o  di  acquisto  o  di
            requisizione di  navi francesi  e neutrali ferme  nei porti francesi non poté
            non sembrare agli occhi della maggioranza dei francesi  come l'ultima ri-
            chiesta di una coalizione fortemente colpita nella sua iniziale baldanza dalla
            guerra marittima che gli anglo-americani esaltavano nelle loro campagne
            radiofoniche, premessa ad un'inevitabile sbarco e al tanto atteso "secon-
            do  fronte".
                 Naturalmente la Delegazione francese a Torino, ricevuta la comuni-
            cazione della decisione del Comando supremo di occupare l'intera regio-
            ne  sud-orientale  della  Francia,  non  mancò  di protestare anche  se  Vichy
            prese nota con soddisfazione della decisione dell'Asse "di mantenere l' occu-
            pazione della  costa francese  solo fino  a  quando perdurassero  le  minacce di sbarchi
            anglo-americani''.  Ciò voleva evidentemente dire che nel caso italiano non


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