Page 347 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Dalmazia, Isole Ionie, Isole Egee) la politica di italianizzazione forzata con-
dotta dai governatorati non aiutò certo lo sviluppo di forti movimenti
politico-militari collaborazionisti, anche se proprio nel corso del 1942 si
sarebbe assistito alla già citata correzione della linea politica delle Autori-
tà italiane (in particolare a Lubiana). Nelle regioni occupate militarmente
e trasformate in zone operative dagli eventi bellici (la seconda e la terza
zona della Dalmazia, il Kosovo e la Methoja, la Grecia continentale) i rap-
porti con le popolazioni locali riuscirono - per lo meno in alcuni distret-
ti - ad essere gestiti con migliori risultati dai Comandi militari italiani,
i quali giunsero in diversi casi ad accordi con esponenti anticomunisti e
ultranazionalisti e con alcuni movimenti politici legati a minoranze etni-
che ostili a qualsiasi futura ricostituzione dei due Stati balcanici. Infine
risultati ancora migliori si ebbero nel 1942 nel Montenegro, dove un'ac-
corta politica di coinvolgimento delle formazioni politico-militari legitti-
miste, grandi-serbe e cetnico-monarchiche, riuscì a creare un consenso
armato di una certa rilevanza attorno agli occupanti ed in taluni casi la
personalità e la popolarità di alcuni leaders collaborazionisti si tramutaro-
no in un insperato, anche se parziale, consenso popolare.
L'occupazione italiana della penisola balcanica fu dunque senz'altro
difficile a causa dell'articolata situazione etnica e dei complicati rapporti
con popolazioni radicalmente diverse per cultura, lingua, tradizioni e reli-
gioni. Ma la difficoltà dell'occupazione fu motivata parimenti dai diffici-
li, ed in alcuni casi esplosivi, rapporti con l'alleato tedesco. Ingombranti
partner d'occupazione e desiderosi di ridurre il più possibile l'influenza
italiana sulla regione, i tedeschi, laddove non erano riusciti a relegare sin
dall'inizio gli alleati in un subalterno ruolo, strategicamente secondario,
tentarono di fare leva sulle frustrazioni e sulle velleità indipendentiste del-
le singole nazionalità, per contrastare il gioco politico italiano con l' obiet-
tivo di estendere la propria area d'influenza sull'intera penisola.
I distretti meridionali dell'ex banovina slovena (Lubiana e Postumia)
erano stati annessi al Regno d'Italia sin dal maggio 1941, trasformati in
"Provincia Atonoma di Lubiana" e sottoposti all'autorità di un Alto Com-
missario, nella persona di Emilio Graziali, già segretario federale del Par-
tito Nazionale Fascista di Trieste. La politica di energica italianizzazione
seguita dall'Alto Commissario - l' 11 dicembre 1941 Grazioli aveva
affermato che dopo aver trasformato Lubiana in una provincia italiana
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