Page 348 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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" .. .faremo diventare italiani anche i suoi abitanti" O>;  aveva trasformato l'ini-
                ziale diffidenza della popolazione slovena in una crescente ostilità, la qua-
                le  avrebbe  rafforzato  il  neocostituito  movimento  titoista  operante  nella
                regwne.

                    Sin dai primi mesi del 1942 risultò chiaro alle Autorità italiane che
                una  politica  esclusivamente  denazionalizzante  e  repressiva  non avrebbe
                potuto che peggiorare il già difficile rapporto tra la popolazione e le Auto-
                rità: si rese quindi necessario il coinvolgimento di quei politici sloveni che,
                militando in movimenti e partiti che andavano dalla destra conservatrice
                (i liberali e gli esponenti locali del disciolto Partito Nazionale Jugoslavo)
                alla destra clerical-populista (i dirigenti e militanti del potente Partito Po-
                polare Sloveno)  fino  all'estrema  destra filofascista  (il  movimento "Guar-
                dia  della  Tempesta"  del  professar Ehrlich  e i  seguaci  locali  del  partito  di
                Dimitrje Ljotic).  Coadiuvato dall'ex bano di  Slovenia,  Marko  Natlacen,
                che era stato nominato presidente di una Consulta composta dai rappre-
                sentanti delle suddette formazioni politiche e da alcuni esponenti del mondo
                imprenditoriale lubianese,  Graziali intensificò la  nomina di  podestà slo-
                veni  in tutte le  città ed i villaggi  della  provincia.  A costoro con compiti
                di controllo prima ancora che di collaborazione, vennero affiancati espo-
                nenti del P.N.F. quasi tutti provenienti dall'Italia. Resosi conto del ruolo
                insostituibile che la chiesa Cattolica slovena ricopriva sulla provincia, Gra-
                ziali si era rivolto al compiacente arcivescovo Gregorij Rozman, già auto-
                re il4 maggio 1941 di un appassionato messaggio di lealtà e collaborazione
                indirizzato a Mussolini (2)_  Per avvicinare ulteriormente l'alto prelato slo-
                veno (il cui vescovado controllava la diffusissima e potente Azione Catto-
                lica locale),  Graziali emanò il  24 maggio  1942 un'ordinanza nella  quale
                si revocava il riconoscimento della setta dei "Vecchi Cattolici"  che era stato
                concesso dal Governo dell'ex Regno  di Jugoslavia,  si  ordinava lo  sciogli-
                mento  della  Comunità e si  vietava l'esercizio  pubblico  agli  "anti-infalli-
                bilisti", con una punizione in caso di infrazione sino a due mesi d'arresto
                oltre al pagamento di multe estremamente elevate < 3>.  L'ordinanza ebbe l'ef-



                (l)  Teodoro Sala,  "Occupazione militare ed amministrazione civile nella  'provincia' di
                   Lubiana (1941-1943)", in: E.  Collotti, T. Sala, G. Vaccarino, L'Italia nell'Europa da-
                   nubiana durante  la  seconda guerra  mondiale,  Istituto  Nazionale per la  storia del movi-
                   mento  di  liberazione  in  Italia,  Monza,  1966, p.  77.
                (2)  "La guerra europea", -  notiziario periodico, in: Relazioni Internazionali del 10 mag-
                   gio  1941,  anno VII  n.  19,  raccolta  n.  6,  p.  607.
                (3)  Arnaldo Cicchitti-Suriani, "Chiesa e Fascismo a Lubiana (1942)", in: Nuova Antolo-
                   gia,  marzo  1957, anno  87,  fascicolo  n.  1815,  p.  83.


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