Page 353 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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tari; i suoi tentativi di inserirsi nelle vicende belliche della sua Provincia
           furono bloccati  prima da Supersloda e poi direttamente da Roma:  "Nel
           caso  ti dovesse  infastidire ancora",  disse  Mussolini  a Roatta il 20 novembre
           1942, riferendosi a  Grazioli,  "fammi una  lettera ed io gli scriverò,  dicendogli
           seccamente che,  salvo l'amministrazione della  Provincia  nel resto  non  c'entra" < 14 l.
           L'ultima parola nella  Slovenia "zona d'operazioni"  sarebbe spettata ormai
           ai  soli  comandi  militari.
                Ancora più che in Slovenia, il  1942 si rivelò essere l' "anno del cam-
           biamento" in Dalmazia. Successivamente alla nomina del generale Roatta
           a  nuovo  Comandante della  II Armata al  posto del generale Ambrosio,  e
           la  conseguente creazione di Supersloda (Comando Superiore delle  Forze
           Armate in Slovenia e Dalmazia, alle dirette dipendenze del Comando Su-
           premo), la strategia militare italiana subì un drastico cambiamento di me-
           todo  e finalità.  Si  procedette al  raggruppamento di  quasi  tutti  i  presidi
           della III zona e di parte di quelli della II zona; molti presidi -  nei nuovi pro-
           getti di Roatta -  avrebbero dovuto essere sgomberati e lasciati alle forze re-
           golari  croate.  Le  condizioni  metereologiche  proibitive  dell'inverno
           1941-1942 ed i cruenti scontri con le forze titoiste rallentarono i progetti
           di Roatta ma non li  sospesero:  entro giugno la III zona sarebbe stata ti-
           consegnata definitivamente alle Autorità di Zagabria. La  presenza,  nella
           Dalmazia occupata,  di numerosi raggruppamenti  partigiani provenienti
           dall'entroterra bosniaco-erzegovese  spinse gli  Alti  Comandi dell'Asse  ad
           organizzare nella primavera inoltrata la prima operazione di repressione
           del movimento ribelle su vasta scala.  Si trattava,  come ebbe a  scrivere il
           feldmaresciallo  Keitel al generale  Cavallero  di adottare "misure  unitarie e
           totalitarie  al fine  di  spezzare  definitivamente  il movimento  insurrezionale" 05l.  I
           preparativi dell'Operazione  "Trio" furono  lunghi e difficili,  soprattutto
           per l'opposizione tedesca e croata alla proposta italiana di coinvolgere le
           milizie cetniche operanti in Bosnia ed Erzegovina o per lo meno di esclu-
           derle dalla  repressione.  Dopo una lunga trattativa, Pavelic ed il generale
           Kuntze, del Comando Supremo tedesco, accettarono la neutralità delle forze
           cetniche erzegovesi ma ottennero l'esclusione delle forze italiane dalle ope-
           razioni in Bosnia orientale, regione percossa dalle attività separatiste delle
           truppe serbo-ortodosse del maggiore Dangic e che Zagabria voleva porre



           (14)  Oddone Talpo,  Dalmazia- Una  cronaca per la storia  (1942),  Ufficio  Storico Stato
               Maggiore  dell'Esercito  (d'ora  in  poi  U.S.S.M.E.),  Roma,  1990,  p.  787.
           (15)  Oddone Talpo,  Dalmazia  -  Una  cronaca per  la  storia  (1942),  op.  cit.,  p.  66.


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