Page 354 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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definitivamente sotto il suo controllo 0 6>. Iniziata il 22 aprile, l'operazio-
ne si concluse il 14 maggio: le forze titoiste furono duramente colpite ma
non si riuscì ad ottenere lo sperato annientamento totale del "movimento
insurrezionale''.
Ad ogni modo, alla fine della primavera la situazione militare nei
territori dalmati occupati poteva ritenersi soddisfacente. Assai più pro-
blematica era viceversa la situazione nei territori dalmati annessi al Re-
gno d'Italia e trasformati in governatorato.
Il20 gennaio 1942 il cosiddetto "Bando Mussolini" aveva definito tutta
la Dalmazia (anche quella annessa) "zona d'operazioni"; per evitare l'im-
barazzo di considerare zone di guerra un territorio metropolitano (la I zona)
ed una regione temporaneamente occupata ma formalmente appartenen-
te ad uno stato sovrano (la II e la III zona), il "bando Mussolini" definiva
la zona d'operazioni come applicabile non ai territori ma semplicemente
ai singoli soldati italiani < 17>. La fumosa e cervellotica definizione (in pra-
tica il soldato italiano era zona d'operazioni, non il territorio sul quale
si trovava!) aveva come scopo la risoluzione di un annoso problema di
tipo giuridico-amministrativo: le famiglie dei soldati caduti in combatti-
mento nelle regioni annesse ricevevano una pensione normale (morti per
cause di servizio); quelle dei soldati caduti, magari a pochi metri di di-
stanza dai primi, nella II zona, ricevevano una pensione di guerra. Con
la proclamazione di tutta la Dalmazia zona d'operazioni il problema era
risolto (tutti i caduti erano morti per cause belliche) ma si ammetteva espli-
citamente che i territori del Governatorato erano diventati insicuri come
le zone occupate dell'entroterra bosniaco-erzegovese. Inoltre, il bando Mus-
solini scatenò una polemica di portata dirompente tra il governatore Giu-
seppe Bastianini ed il generale Quirino Armellini, Comandante dell'XVIII
Corpo d'Armata di stanza nelle province di Spalato e Zara. Per il generale
Armellini la Dalmazia annessa era da considerarsi zona operativa a tutti
gli effetti e l'Autorità militare non doveva essere sottoposta agli organismi
civil~ locali; per Bastianini l'Esercito avrebbe dovuto da un lato tutelare
l'ordine pubblico delle tre provincie annesse su richiesta e sotto il coman-
do del Governatore, unica vera autorità di un territorio "parte integran-
te" del Regno d'Italia; dall'altro avrebbe dovuto rafforzare i confini orientali
(16) Al generale Roatta fu affidato il Comando dell'operazione, e fu l'unico caso in tutta
la storia della guerra nei Balcani in cui un italiano ebbe ai suoi comandi i tedeschi.
(17) Oddone Talpo, Dalmazia - Una cronaca per la storia (1942), op. cit., p. 33.
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