Page 361 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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gliorare la situazione. Se il già citato Jevdjevic (figura alquanto ambigua)
aveva garantito a Roatta il riconoscimento da parte cetnica dello Stato In-
dipendente Croato, di tutt'altro avviso apparivano gli altri esponenti serbo-
ortodossi. Visceralmente anticroato, e quindi poco convinto dagli accordi
del 19 giugno, fu il potentissimo Comandante cetnico della Dalmazia set-
tentrionale, il pope ortodosso Momcilo R. Djujic. In un discorso del 28
giugno 1942 Djujic denunciò intese politico-militari tra ustascia e comu-
nisti con lo scopo di spezzare l'alleanza tra i cetnici e gli italiani. Le Auto-
rità militari italiane della Dalmazia occupata videro quindi confermate
sia le già citate preoccupazioni del Governatore Bastianini sia una serie
di supposizioni in merito sollevate in più occasioni da alcuni ufficiali ita-
liani <35l. Djujic dichiarò altresì di essere fermamente contrario a qualsia-
si accordo tra croati e, pur ribadendo la sua fedeltà agli italiani, affermò
di essere pronto a spezzare l'alleanza con la II Armata se si fosse giunti
ad una rinnovata amicizia tra italiani ed ustascia. Nel frattempo, il pope
volle dimostrare la sua vicinanza politica alle Autorità militari italiane
(l'obiettivo prioritario era per Djujic l'annientamento delle formazioni co-
muniste) ponendo 5000 suoi seguaci a disposizione del VI Corpo d'Ar-
mata; inquadrati in 10 battaglioni e coordinati da un "Comando Superiore
delle Formazioni Anti Comuniste·", i cetnici di Djujic furono trasformati
in "Milizia Volontaria AntiComunista- Dinara"; inizialmente, rispetto
alle B.A.C. dei territori annessi, i volontari anticomunisti di Djujic rima-
sero all'esterno della struttura militare italiana, come una sorta di esercito
alleato anche se sovvenzionato dagli italiani e con qualche ufficiale di col-
legamento italiano. Pur accogliendo favorevolmente l'arrivo dei cinque-
mila cernici dinarici, gli italiani, a causa delle energiche posizioni anticroate
di Djujic, si trovarono in un imbarazzante situazione nei confronti di Za-
gabria. Tale imbarazzo aumentò alla notizia che il combattivo pope era
stato decorato al valor militare da Pietro II, in esilio a Londra.
Zagabria protestò vivamente e denunciò gli accordi italo-cetnici; gli
italiani - che fino a quel momento avevano sostenuto la difficile tesi che
i cetnici dalmati nulla avevano a che spartire con il comando della Ravna
Gora, Mihajlovic, l' "Esercito Jugoslavo in Patria" e Pietro II - cercaro-
no di correre al più presto ai ripari. In realtà le Autorità italiane erano
perfettamente a conoscenza che il vojvoda Trifunovic-Brcanin (Comandante
in capo di tutti i cernici della regione e quindi anche dei dinarici di Djujic)
(35) Oddone Talpo, Dalmazia - Una cronaca per la storia (1942), op. cit., p. 433.
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