Page 366 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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seguaci di Drljevic, soprattutto nelle regioni montuose dell'entroterra: se-
parati si dai comunisti sin dalla fine di luglio 1941, i bianchi avevano ini-
ziato ad intraprendere azioni di controguerriglia antipartigiana dall'agosto
successivo.
Inoltre, su posizioni genericamente "jugoslave" (o "jugoslaviste"), nel-
l'ottobre 1941 si era costituita attorno al maggiore Djordje Lasic ed al mag-
giore Pavle Djurisic un' "Organizzazione degli ufficiali per la difesa del
popolo montenegrino", collegata direttamente a Draza Mihajlovic, con Lasic
"Comandante in capo delle forze cetniche nel Montenegro" e Djurisic "Co-
mandante delle forze cetniche nel Sangiaccato" < 42>. La frammentata situa-
zione politica si complicava ulteriormente con la presenza di milizie della
minoranza etnica musulmana (gli "arnauti") e skipetara (i reparti "Kat-
chak"), sorti per difendere tali minoranze dagli spietati attacchi e dai san-
guinosi pogrom compiuti con particolare ferocia soprattutto dai cetnici di
Lasic e Djurisic.
Il progetto d'unificazione di Pirzio Biroli iniziò con la creazione di
un' "Amministrazione Civile del Montenegro" composta da quei dirigen-
ti "verdi" più favorevoli all'accordo con le altre formazioni anticomuni-
ste (Drljevic- estremista e contrario ad ogni accordo - ne fu escluso).
Nel gennaio 1942 il tenente colonnello Bajo Stanisic - popolare figura
di esponente "bianco" che durante la guerra d'aprile aveva condotto nel
settore di Scutari le uniche operazioni vittoriose dell'esercito jugoslavo-
si autoproclamò comandante di una "Armata nazionale di liberazione del
Montenegro e dell'Erzegovina", distinguendosi dal suo diretto superiore
Djukanovic < 4 3>; il l 7 febbraio Stanisic si incontrò con il Comando della
Divisione Taro, sottoscrivendo con gli italiani un accordo. Il leader "bian-
co" sarebbe rimasto in contatto con i comandi locali italiani e non avreb-
be condotto alcuna azione militare contro le forze d'occupazione; gli italiani,
di contro, si impegnarono a riconoscere l'autorità di Stanisic in alcune
aree montuose nei pressi di Cettigne, consegnarono al capo nazionalista
ingenti quantitativi di armi ed equipaggiamento, e liberarono alcuni uffi-
ciali del suo Stato Maggiore catturati l'anno precedente < 44>. Il 6 marzo Pir-
zio Biroli stipulò con uno dei due comandanti mihajloviciani, Djurisic,
(42) Jozo Tomasevic, The Chetniks, War and revolution in jugoslavia 1941-1945, Standford
University Press. Standford, 1975, p. 210.
(43) Stephen Clissold, La Jugoslavia nella tempesta, Garzanti, Milano, 1952, p. 126.
(44) Jozo Tomasevic, The Chetniks, War and revolution in jugoslavia 1941-1945, op. cit., p.
210.
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