Page 370 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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italiane ad intervenire, per evitare che la reazione delle popolazioni perse-
guitate spingesse queste ultime ad ingrandire le formazioni titoiste <54>.
I settori più intransigenti del nazionalismo kosovano (soprattutto i
balistt) reagirono con irritazione agli interventi di mediazione delle Auto-
rità italiane; tale irritazione fu utilizzata dai tedeschi e dai bulgari, i quali
- occupando rispettivamente i distretti limitrofi serbi e macedoni - non
gradivano la presenza italiana nel Kosovo ed agitavano conseguentemente
la piazza, mediante alcuni "agenti provocatori", per aumentare colà il pro-
prio consenso popolare (55>. Al di là delle difficoltà con alcuni elementi na-
zionalisti intransigenti, e delle ostilità della minoranza serbo-montenegrina,
i rapporti tra italiani e kosovano-albanesi si mantennero complessivamente
nel corso del 1942 ad un buon livello . Ne è dimostrazione la relativa cal-
ma che si ebbe nel corso dell'anno sul fronte militare.
Le Isole Ionie (Corfù, Cefalonia, Zante, Leucade ed alcune isole mi-
nori) erano state dichiarate separate dall'ex Regno di Grecia ed apparte-
nenti alla "Grande Comunità del Nuovo Impero Romano" il l 0 agosto
1941 (56>; l'ex segretario nazionale del P.N.F. Pietro Parini si era insedia-
to a Corfù in qualità di ''Responsabile degli Affari Politici delle Isole Io-
nie", ovvero Governatore.
Nel corso del 1942 Parini, coadiuvato dal "Consiglio Politico delle
Isole Ionie" (composto prevalentemente da italiani) proseguì con energia
la politica di "italianizzazione forzata" iniziata all'indomani del suo inse-
diamento. Era già stata introdotta la legislazione italiana in sostituzione
di quella ellenica; al posto dei giornali in lingua greca venivano stampati
il Giornale del Popolo delle Isole Ionie (in lingua italiana) ed il Bollettino Ufficia-
le degli Affari Politici delle Isole Ionie (in lingua greca ed italiana); era stata
introdotta la "dracma ionica", che sostituiva la dracma ellenica, e che era
stata messa in circolazione dalla sede locale della Banca d'Italia (al posto
del Banco di Grecia) senza alcuna copertura turca < 57>; tutti gli ammini-
(54) Salvatore Loi, Le operazioni delle unità italiane in jugoslavia (1941-1943), op. cit., p. 238.
(55) Salvatore Loi, Le operazioni delle unità italiane in]ugoslavia (1941-1943), op. cit., p.
238-239.
(56) Vasilios Efraimidis, Le système instaurè en Gréce par /es occupants fascistes, intervento
al 3 ° congresso internazionale sulla storia della resistenza europea di Karlovy (2-4
settembre 1963), copia fotostatica della relazione, p. 4.
(57) L'introduzione della "dracma ionica" avrebbe avuto catastrofiche conseguenze ai·
l'indomani dell'armistizio italiano: la reintroduzione della dracma greca avrebbe
fatto perdere alla moneta d'occupazione italiana il suo peraltro già effimero valore,
e gli abitanti delle isole si sarebbero trovati in possesso di ingenti quantità di carta-
moneta improvvisamente divenuta inutilizzabile.
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