Page 374 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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riconosce lo stesso Ufficio nazionale ellenico dei crimini di guerra- tali
               azioni,  "individuali" e comunque circoscritte, furono  "inferiori a quelle
               imputabili ai  tedeschi'' <63).
                    L'Armata "Sagapò"  -   come  venne  popolarmente definita l'XI Ar-
                mata  -  fu  comunque esercito  d'occupazione,  e  dovendo  amministrare
                un'estesa porzione di territorio ellenico, dovette affrontare nel1942la na-
                scita  e lo  sviluppo  di  un forte  ed agguerrito  movimento  di  resistenza.
                    La Grecia continentale era infatti quasi completamente sotto controllo
                italiano: l'E piro fino al golfo di Ambrakinòs, compresa la provincia di Arta,
                ed escluso il distretto di Tsamuria che era stato incorporato nella "Gran-
                de Albania"; la Tessaglia;  la  Grecia Centrale (ossia la  regione del Pindo
                e la Rumelia esclusa l'Attica, Atene ed il Pireo,  controllati dai tedeschi);
                l'Isola Eubea;  il Peloponneso. Ad Atene -  sotto controllo tedesco -  si
                trovava la sede dell'Alto Comando Italiano in Grecia, con a capo il gene-
                rale Carlo Geloso,  Comandante dell'XI Armata,  in seguito sostituito dal
               generale Basilio  Vecchiarelli.
                    Nei primi mesi del 1942 la situazione economica del Paese era disa-
                strosa: le spoliazioni compiute dalle truppe dell'Asse all'indomani dell'in-
               vasione  avevano  ridotto  le  riserve  alimentari.  La  conseguente  terribile
                carestia dell'inverno 1941-1942 si abbatté sulle principali città del Paese.
                In un rapporto della Croce Rossa Internazionale del febbraio 1942 si calco-
               lava che la popolazione ateniese cercava di sopravvivere con 204 calorie
               giornaliere pro capite, contro un minimo vitale  di  2500 < 64>.  Le Autorità
               tedesche -  ansiose di scaricare sul non amato alleato responsabilità che
               viceversa erano comuni -  dinanzi alle proteste sollevate dal governo Tso-
               lakoglou, si affrettarono ad incolpare della carestia gli italiani, ai quali era
               stata data la responsabilità della distribuzione delle derrate alimentari. Delle
                150mila tonnellate di cereali che  avrebbero dovuto essere distribuite tra
               la popolazione,  ne giunsero ad Atene soltanto 20.000 < 65>.  La  popolazio-
                ne,  stremata dalla  fame  e  dalle  malattie,  fonti greche  riportano la  cifra,
                forse esagerata, di 260.000 morti d'inedia tra il settembre 1941 e l'aprile




                (63)  Office national hellenique cles criminels de guerre, Les atrocités des quatre envahisseurs
                    de  la  Gréce,  op.  cit.,  p.  82-83.
                (64)  A.  Papagos,  La Grecia  in  guerra,  Garzanti,  Milano,  1950, p.  86.
                (65)  Giorgio Vaccarino, La Grecia tra la resistenza e guerra civile 1940-1949, Franco Ange-
                    li,  Milano,  1988,  p.  50.

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