Page 373 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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museo  trasformati  in  "servizi igienici"  per la  ritirata  da  campo (6Z).  Ma
            furono episodi sporadici ed in ogni caso assai meno gravi di quanto com-
            piuto dalle autorità d'occupazione tedesche e soprattutto bulgare: per tut·
            to il  1942 nel Dodecanneso e nell'arcipelago egeo occupato dagli italiani,
            salvo alcuni casi  isolati,  non si ebbero né sollevazioni  né scontri a  fuoco
            degni  di  nota.
                 Se  l'occupazione delle Isole  Ionie ed Egee  rappresenta un caso  a  sé
            stante, per le  particolari condizioni d'isolamento in cui si  vennero a tro-
            vare tanto le  Autorità italiane quanto le  popolazioni locali, la situazione
            nella Grecia continentale si può più facilmente inserire nel contesto gene-
            rale dell'occupazione italiana della penisola balcanica. Si possono tuttavia
            riscontrare nelle  regioni elleniche continentali occupate dalle truppe ita-
            liane alcune differenze sostanziali rispetto ai territori della ex Jugoslavia.
            Anzitutto la Grecia non presentava quelle divisioni etnico-religiose che ca-
            ratterizzavano viceversa  i territori slavi  settentrionali;  le  forze  d'occupa-
            zione  italiane  non  poterono  di  conseguenza  inserirsi  nei  conflitti  tra  le
            diverse etnie, come avevano fatto in Dalmazia o nel Kosovo, per accatti-
            varsi  simpatie e  consensi.  Laddove  -  come  nell'Epiro,  nel  Pindo ed in
            Tessaglia -  esistevano minoranze etniche (turco-albanesi, valacco-rumene
            e bulgare),  esse  furono  utilizzate dalle Autorità italiane,  ma si  trattò  co-
            munque di episodi limitati e circoscritti a qualche distretto. Inoltre il for-
            te sentimento nazionale unitario del popolo greco creò una sorte di parete
            impermeabile tra gli  occupatori e gli  occupati.  Tale  diffidenza  da  parte
            del popolo greco -  nella coscienza popolare gli italiani erano visti come
            gli  aggressori dell'ottobre  1940, e come i responsabili di una guerra non
            voluta dalla Grecia- perdurò per tutto il 1942, e crebbe con il peggiora-
            mento delle condizioni economiche del Paese occupato. Gli italiani si man-
            tennero complessivamente "distanti", evitando un eccessivo coinvolgimento
            con le locali popolazioni (come invece era stato fatto  in Jugoslavia),  e fu
            proprio questo distacco che preservò in qualche modo gli italiani da quel-
            l' astio che invece riuscirono a scatenare tra la popolazione greca le Auto-
            rità tedesche con la loro durissima politica repressiva o quelle bulgare con
            la loro spietata denazionalizzazione della Macedonia e della Tracia. Si eb-
            bero da parte di  alcuni reparti o comandi locali italiani degli eccessi  du-
            rante le  repressioni,  e furono  anche  commessi  dei  crimini.  Ma -  come



            (62)  Office national hellenique cles criminels de guerre, Les atrocités des quatre envahisseurs
                de  la  Gréce,  op.  cit.,  p.  92.



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