Page 368 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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espugnata ai partigiani, fu  affidata infine a Stanisic ed al  Comando Su-
               premo di Djukanovic. Complessivamente l'accordo del24luglio aveva col-
               locato  al  fianco  degli  italiani  una  forza  militare  di  circa  4500  militi
               "legalizzati" (i  "distaccamenti volanti") più circa  31.000 nazionalisti di
               varia provenienza, in una posizione più "autonoma" < 4 9>.  Soltanto il mag-
               giore Lasic,  fedelissimo a Ravna Gora, continuò ad agire ambiguamente
               ed autonomanente,  restando alla macchia e collaborando saltuariamente
               con gli  italiani,  in attesa  che  la  situazione si  evolvesse.
                    Il 24 ottobre 1942 ad Ostrog fu  organizzata dai collaborazionisti di
               Djukanovic una grande manifestazione unitaria di tutte le componenti na-
               zionaliste, in ricordo dei "caduti italiani e montenegrini contro il comunismo",
               alla presenza del Governatore. L'agenzia Stefani diffuse il seguente comu-
               nicato:

                       "Protestando sentimenti di devozione all'Italia, alla Maestà del Re Impe-
                       ratore,  alla  Regina  Imperatrice  ed al Duce  del  Fascismo,  i maggiorenti
                       del Montenegro  hanno  voluto  riaffermare con  giuramento  la  loro  volontà
                       di collaborare, insieme con le Autorità italiane, al mantenimento dell'ordi-
                       ne,  alla tranquillità  ed alla  rinascita  del  Paese" <5°>.

                    Da notare, oltre alla convinta sottomissione agli occupatori, l'assen-
               za di riferimenti all'ormai abbandonato progetto dello "Stato Indipendente
               Montenegrino". L'accordo "onnicomprensivo" fu il capolavoro di Pirzio
               Biroli. Le combattive truppe nazionaliste, bene armate, motivate e guida-
               te  da  leader  politico-militari assai  popolari,  consentirono agli  italiani  di
               mantenere la situazione della Regione sostanzialmente sotto controllo per
               tutto il1942 e per parte dell'anno successivo, riducendo le attività titoiste
               in tutto  il  Montenegro.
                    Dipendenti sempre dal Comando Truppe Montenegro furono  i di-
               stretti del Kosovo e della Methoja nonché i territori della Macedonia nord-
               occidentali.  Anche in tali  regioni  le  Autorità italiane  si  inserirono nello
               scontro etnico, cercando di conquistare il massimo consenso possibile. Gli
               italiani improntarono la loro politica a criteri di difesa ed esaltazione del-
               la tradizione culturale albanese assai diffusa nella Regione; la liberazione
               dal "giogo" serbo era stata accolta con entusiasmo da parte della maggio-



               (49)  Jozo Tomasevic, The Chetniks,  War and revolution in jugoslavia 1941-1945, op.  cit.,  p.
                   212.
               (50)  "La guerra mondiale  "  -  notiziario  periodico,  in:  Relazioni  Internazionali  del  31
                   ottobre  1942, anno VIII,  n.  44,  raccolta  n.  8,  p.  1188.


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