Page 362 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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prendeva ordini da Mihajlovic: il22 luglio 1942 Trifunovic-Brcanin eJevd-
                 jevic avevano partecipato al convegno mihajloviciano di Pustopolje come
                 rappresentanti dei  distretti dalmati:  al loro  ritorno erano stati tempora-
                 neamente fermati ed interrogati dalla polizia militare del VI Corpo d'ar-
                 mata,  la  quale  aveva  preferito  "sorvolare"  sull'ambiguità  dei  leaders
                 ortodossi. In seguito alla situazione creatasi dopo la decorazione imparti-
                 ta da Londra a Djujic, il  21  settembre 1942 Roatta incontrò Trifunovic-
                 Brcanin. Durante le conversazioni lo scaltro vojvoda spalatino fu piuttosto
                 chiaro  in merito  ai  rapporti  esistenti  tra  Ravna  Gora  ed  i  suoi  cetnici:
                 Mihajlovic:

                         "è soltanto un capo morale, con il quale i comandanti cooperarono in quan-
                         to  i suoi ordini tengono  conto  dei  veri interessi dei serbi...  Ora  in  Bosnia
                         ed in  Erzegovina  il popolo  serbo  nutre tali sentimenti di  riconoscenza per
                         l'Italia che  non potrebbe fare  mai nulla contro  di essa,  anche se  ordinato
                         dal Mihajlovic o da  altri" (36>.

                      Nonostante la perdurante ambiguità dei cetnici, costoro vennero am-
                 piamente utilizzati  dai  comandi  italiani  in tutte le  operazioni  del  1942
                 successive alla "Trio" (Operazione "Velebit", del 16-19luglio- che vi-
                 de la contemporanea partecipazione al fianco degli italiani, di croati e serbo-
                 ortodossi -, Operazione "Albia" del luglio/settembre). La  partecipazio-
                 ne sempre più qualificata dei cetnici spinse i Comandi italiani ad organiz-
                 zarne al meglio le strutture militari: la M.V.A.C. Dinara venne parzialmente
                 inquadrata nella  Divisione Sassari  e fornita  di uniformi e nuovi simboli
                 (generici pugnali e fucili incrociati al posto delle imbarazzanti aquile bici-
                 piti dei Karagergevic). Tali comportamenti della Sassari  suscitarono per-
                 plessità  e  malumori  presso  il  Quartier  Generale  di  Djujic.
                      Analogamente a quanto Bastianini stava facendo nella Dalmazia an-
                 nessa, Roatta tentò di organizzare nei territori occupati un corpo volonta-
                 rio anticomunista croato-cattolico: l'obiettivo era sempre quello di giungere
                 ad un definitivo accordo serbo-croato che passasse attraverso la collabora-
                 zione con gli italiani, ed in più Supersloda doveva in qualche misura con-
                 trobattere alla  creazione,  nei  distretti  orientali  dello  Stato  Indipendente
                 Croato,  delle  cosiddette  "Divisioni legionarie", formazioni  composte da
                 croati e comandate da ufficiali tedeschi.  Nel settembre nacque quindi la



                 (36)  Oddone Talpo,  Dalmazia  -  Una  cronaca  per  la  storia  (1942),  op.  cit.,  p.  456.


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