Page 445 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A sera, come previsto, il grosso aveva invertito la rotta mentre il con-
            voglio si era inoltrato nel Canale di Sicilia, guidato dal comandante Har-
            dy  sul Cairo,  lungo  rotte  abbastanza  prossime  alle  acque  tunisine.
                L'avvistamento fra le  opposte formazioni avvenne effettivamente, a
            ponente di Pantelleria, la mattina del  15  giugno verso le  cinque e mezzo,
            in atmosfera  chiara,  a  circa  20.000  metri  di  distanza.
                 Hardy fece  immediatamente occultare il convoglio con nebbia artifi-
            ciale, dirottandolo verso la Tunisia accompagnato da quattro caccia-scorta.
                 Contemporaneamente mise in atto  il  piano già  discusso  con  i  suoi
            comandanti in sottordine: mantenere l'incrociatore fra il nemico e il con-
            voglio, e mandare all'attacco i cinque caccia di squadra dei quali dispone-
            va,  armati  con  pezzi  da  120  e  da  102 mm e  siluri  da  533.

                 Era chiaro che il Cairo,  con i suoi cannoni antiaerei da 102 mm, avreb-
            be potuto fare ben poco,  se  non coprirsi a  sua volta di nebbia e sparare
            più  che  altro  per  motivi  morali:  in  effetti  le  navi  italiane  non giunsero
            quasi mai  a  portata  dei  suoi  pezzi.
                 D'altronde non sembra che la situazione offrisse alternative più ra-
            zionali. Il vecchio incrociatore non aveva una velocità sufficiente per cor-
            rere all'attacco assieme ai caccia, e comunque la debole scorta diretta dal
            convoglio  consigliava  di  tenere  l'incrociatore  in  posizione tale  da  poter
            eventualmente  intervenire  in  caso  di  bisogno.
                 Da Zara aveva lungamente atteso il momento di affrontare il nemico
            in una battaglia  di tipo  classico,  mettendo  in atto le  sue idee sul tiro di
            concentrazione a distanze serrate. Il metodo si discostava da quello usual-
            mente applicato nella Regia Marina: anziché aprire il fuoco  alle massime
            gittate,  facendo  sparare ogni  nave  su una delle  unità nemiche (modalità
            che facilitava il controllo del tiro, ma lo  disperdeva fra i vari bersagli) Da
            Zara intendeva serrare le distanze, concentrando di volta in volta il fuoco
            di tutte le sue navi sul bersaglio prescelto, a tutto vantaggio della precisio-
            ne  del  tiro  e  delle  probabilità di  colpire.

                 La rapidità di esecuzione era ovviamente essenziale, dato che le navi
            nemiche non prese di mira restavano libere di sparare senza essere con-
            trobattute.
                 Così, alle 05.39, mentre i caccia britannici avanzavano a tutta forza
            verso gli incrociatori italiani- con una manovra superba, che ricordava
            la famosa  "carica" degli incrociatori da battaglia tedeschi allo Jutland-
            l'Eugenio e il Montecuccoli aprivano entrambi il fuoco sul Bedouin,  il caccia-


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