Page 446 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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torpediniere di testa, aumentando rapidamente la velocità da 28 a 32 no-
di, su rotta pressoché perpendicolare a quella del nemico e serrando a lo-
ro volta le distanze.
Da Zara aveva ben presente il rischio di perdere di vista il convo-
glio, che restava l'obiettivo principale; si preparava perciò a distaccare
una parte dei suoi cacciatorpediniere per intercettare direttamente i mer-
cantili con la loro scorta.
In effetti il combattimento si scisse presto in due episodi: a nord lo
scontro fra gli incrociatori italiani, insieme a tre dei loro caccia, contro
i cinque cacciatorpediniere della Squadriglia "Bedouin"; più a sud l'at-
tacco al convoglio da parte dei due caccia italiani meno veloci - Malocello
e Viva/di- che avevano comunicato di non poter mantenere la velocità
della Divisione.
Oltre alla scorta del convoglio i due caccia italiani si trovarono a con-
trobattere anche i cacciatorpediniere di squadra, che stavano avvicinan-
dosi alla VII Divisione ma erano ancora a tiro.
A 5800 metri di distanza dal nemico lanciarono senza esito gli otto
siluri dei quali disponevano complessivamente, ma il Viva/di venne gra-
vemente danneggiato.
Fu salvato dal Malocello e dagli altri tre caccia rimasti a Da Zara, tem-
pestivamente inviati in soccorso, ma il convoglio non venne ulteriormente
attaccato, e fu pertanto libero di proseguire.
Quanto allo scontro principale, che fu condotto con estrema audacia
fino a poco più di 6000 metri di distanza, costò ai britannici qualche dan-
no al Cairo e il gravissimo danneggiamento di due caccia (fra cui il Be-
douin, affondato poi da un aerosilurante italiano). Gli incrociatori italiani
subirono invece danni leggeri, pur con morti e feriti.
Dopo l'attacco dei cacciatorpediniere inglesi, Da Zara, rimasto or-
mai con i soli incrociatori, tentò lungamente di intercettare il convoglio
nell'atmosfera ormai caliginosa per la nebbia artificiale. Proprio allora però
difettarono le informazioni sul nemico, che in precedenza erano state pre-
cise e frequenti, e la ricerca risultò vana.
L'Ammiraglio chiese giustamente il concorso delle forze aeree, ren-
dendosi conto che le sue poche navi non avrebbero comunque potuto fer-
mare il nemico: e fu cosa saggia, perché in effetti gli aerei riuscirono a
rintracciare il convoglio affondando una petroliera e due trasporti.
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